Page 124 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA CRISI DI CRETA - IL RUOl.O DELLA MARINA ITALIANA 115
Alla fine del 1896 le potenze mantenevano una forte concentrazione di navi
nel Levante, che l'anno succcssivo giunse a comprendere 87 unità: 19 corazzate (6
italiane), 17 incrociatori (7 italiani) e 51 navi minori (J 6 italiane). L'Italia mantenne
in Oriente per tutto il pcriodo della crisi il maggior numero di navi rispetto a ogni
altra grande potenza. Cancvaro nel frattempo era rientrato a La Spezia con la I
divisione navale, mentre restava in Levante l'ammiraglio Gualterio con la II.
All'inizio del 1897 si era instaurata una vera e propria situazione di guerra
aperta, un continuo stato d'allarme regnava a La Canea, dove una compagnia da
sbarco dell'Etna assicurava la guardia al consolato. Nei primi giorni di febbraio
divamparono incendi e si verificarono eccidi e massacri. Alla compagnia da sbarco
dell'Etna si aggiunse quella della corazzata Re Umberto: entrambe operarono nella
città devastata, in preda alle bande musulmane che seminavano il terrore, in situazioni
di grande pericolo, ma riuscirono a porre in salvo un gran numero di famiglie
cristiane, che vennero avviate a bordo. Sulla sola nave Etna furono raccolti 1200
rifugiati, che furono successivamente sbarcati nell'isola greca di Sira e al Pireo.
L'ammiraglio Gualterio, che in quei giorni si trovava a Smirne, dispose
l'immediata partenza del Ruggiero di Lauria per La Canea e dello Stromboli per
Candia. Egli stesso si trasferì a bordo del Morosini a Suda.
La situazione stava precipitando, la squadra navale ellenica con il principe
ereditario a bordo della corazzata Sfakteria, salpava per Creta, creando grande
entusiasmo ad Atene e mettendo le potenze davanti a un possibile atto di forza.
Gli ammiragli delle squadre internazionali ricevettero separata mente il
principe al suo arrivo nella rada di Suda. L'ammiraglio Gualterio, interpellato
sull'atteggiamento che avrebbe assunto nel caso di un atto di forza della
Grecia, rispose, in ossequio alle istruzioni ricevute, che "non sarebbe stata
tollerata alcuna violazione dell' opera pacificatrice delle potenze" (12). Il fermo
atteggiamento degli ammiragli convinse il principe a lasciare la fonda, non prima
però di aver disposto lo sbarco di armi e munizioni per il corpo di spedizione
in arrivo dalla Grecia, al comando del colonnello Timoleone Vassos. Nel frattempo
la corazzata ellenica Miaulis apriva il fuoco contro il vapore turco Fuad carico
di truppe, diretto a Sitia, dove i cristiani avevano massacrato alcuni turchi,
costringendolo ad invertire la rotta.
Gli ammiragli, riunitisi il 13 febbraio a bordo dell'incrociatore francese
"Houde prepararono una nota per il comandante della squadra ellenica, redatta
secondo le istruzioni ricevute dai rispettivi governi, dai toni ultimativi. Nel
frattempo Vassos sbarcava con una truppa di 1400 uomini e 8 cannoni. Il governatore
Berovitch pascià era costretto a fuggire mentre la gendarmeria di fatto si scioglieva.
Il governo greco aveva dato disposizioni a Vassos cii prendere possesso dell'isola
in nome di re Giorgio e Vassos inviava un proclama in tal senso alla popolazione.

