Page 126 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  CRISI  DI  CRETA  - IL  RUOLO  DELLA  MARINA  ITALIANA             117


         della corazzata Morosini, che lasciava la  nave al  comando del suo secondo. Il  giorno
         seguente anche le città di  Rettimo, Candia, Sitia, situate sul  litorale nord, venivano
         poste sotto la giurisdizione delle flotte ed affidate rispettivamente a russi, britannici
         e francesi. Agli austriaci poco più tardi veniva affidato il controllo di Kissamo e della
         costa  occidentale,  e  agli  italiani,  impegnati  a  La  Canea  e  nei  settori  posti  sotto
         giurisdizione  internazionale verrà affidata  Hierapetra e la  costa sud-orientale.
              Il Consiglio  intimò  al  comandante  della  squadra  greca  di  sospendere  ogni
         azione  ed  alle  truppe  greche  di  arrestarsi  sulle  proprie  posizioni,  dichiarazioni
         cadute  nel  vuoto,  ma  reiterate  il  21  febbraio  con  minaccia  di  azioni  coercitive,
         che furono condotte lo stesso giorno con il  bombardamento di postazioni greche
         situate sul  promontorio di  Akrotiri.
              Il bombardamento, cui  le  navi francesi  ed italiane non presero parte a causa
         della  loro  posizione  di  fonda  che  impediva  il  tiro,  suscitò  un  vero  putiferio  in
         Europa ed  anche in  Italia,  dove l'opinione pubblica era  fortemente  filo-ellenica.
         Canevaro  fu  attaccato  duramente  sulla  stampa  ed  anche  in  parlamento,  dove
         dovette essere difeso dal Ministro degli Esteri Visconti Venosta con un intervento
         peraltro sfumato.
              L'ammiraglio  intanto  era  convinto  che  "senza  l'uso  della  forza  non  si  può
         impedire che l'isola passi alla Grecia", ma era anche consapevole che "l'uso della
         forza  a  noi  non  può  convenire  e  che  ci  sarebbe  doloroso  e  che  certamente
         produrrebbe  pessima  impressione  nell'opinione  pubblica  del  mondo  civile"(13).
         La  preoccupazione di  Canevaro di  portare un  attacco  alla  Grecia emerge  anche
         da altre lettere:  "Ora forse  dovremo  bloccare  la  squadra greca.  Mi auguro però
         molto,  molto  che  ciò  non  debba  avverarsi ...  Mi  auguro  pure  che  non  debba
          impiegare la  forza  contro la  Grecia,  perché involontariamente trovandomi  io ad
         essere  il  decano  degli  ammiragli  con  tanta  forza  disponibile,  e  per  così  dire,
          figurando di essere il capo della flotta internazionale, sulla Marina italiana verrebbe
         a  condensarsi  la  maggior  messe  di  odiosità,  e  le  accuse  degli  stessi  italiani"(4).
         Ma  se  queste  erano  le  preoccupazioni  che  confidenzialmente  comunicava  al
         Ministro della Marina, nondimeno aveva ben chiara nella sua mente la  necessità
         di  adottare una linea d'azione  ferma  e  determinata.
              Riferendosi  infatti  alla  situazione  nell'isola  scriveva  il  14  marzo.  "Questo
         scambio di  ostilità non cesserà infino a chè le  truppe greche non siano costrette
         a  sgombrare  dall'isola,  oppure  che  le  navi  internazionali  giudichino  indispen-
         sabile  farlo,  ad  ogni  costo,  finire.  Il  piano dei  Greci si  è  quello  di  sconvolgere,
         completamente, l'isola là  dove le  navi  non possono arrivare, e di creare una tale
         situazione difficile a  noi ammiragli ... da sperare che ci  decidiamo a ricorrere ad
         essi  pel  ripristino  dell'ordine  e  della  pacificazione.  Questi  loro  calcoli  hanno
         prodotto le serie difficoltà di  Selino e di  Hierapetra; ma sono stati sventati dalla
         rapida ed energica azione delle squadre, con la  brillante spedizione dentro terra
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