Page 263 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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                  L'equipaggiamento individuale richiesto dalle speciali condizioni climatiche
              della zona, ove spesso la temperatura raggiungeva e  superava i -40°,  risultò così
              composto:  cappotto con pelliccia,  passa montagna, guanti  lunghi felpati,  mutan-
              de  felpate,  calzettoni  di  lana,  gambali  di  feltro,  pettorali  e  schienali  di  cotone,
              berretti di  panno con paraorecchie di  pelliccia, cappuccioni di  lana copritesta(27).
              La  Croce  Rossa  inglese  dotò  inoltre  il  Corpo di  un  ospedaletto da  campo di  20
              posti-letto, completamente attrezzato(28).

              Il ciclo operativo
                  La  situazione  politico-militare  della  Siberia  dopo  la  proclamazione  del
              governo  antimassimalista  di  Omsk  e  la  situazione  specialmente  delle  truppe
              cecoslovacche  dislocate  sulla  linea  Urali-Volga  richiedevano  che  anche  l'inter-
              vento del contingente italiano non si  facesse attendere 0Itre(29).
                  Il  25  ottobre 1918 il  contingente era già a Charbin, il  17 novembre a Irkut-
              sk  ed  il  21  a  Krasnojarsk,  potendo così  concorrere  alla  sicurezza  delle  retrovie
              alleate.  L'inverno  trascorse  in  perfetta  calma,  ma  nella  primavera  del  1919  si
              riaccese  l'incendio  in  tutta  la  Russia  orientale  e  meridionale  ed  in  Siberia.  Le
              truppe controrivoluzionarie russe, appoggiate da consistenti formazioni cecoslo-
              vacche, travolsero numerose armate nemiche nella regione del Volga.
                  Nei  primi giorni  di  maggio un  Corpo sovietico,  forte  di  sei  reggimenti di
              fanteria  ed  uno  di  cavalleria,  puntò  da  sud  su  Krasnojarsk.  A  contrastarlo
              venne  inviata  una  divisione  cecoslovacca,  alla  quale  furono  aggregate  due
              compagnie di  fanteria  e  la sezione  da  montagna italiane.  L'unità  alleata  agì  su
              due colonne.  Di quella di destra facevano  parte la  P  compagnia e gli  artiglieri
              del  nostro  corpo  di  spedizione.  I  fanti,  pur  duramente  impegnati,  ebbero  la
              meglio il  17 maggio a Ivanovski ed  il  giorno successivo a  Imbesci; gli  artiglieri
              si  difesero  con  successo  da  un'imboscata  tesa  dall'avversario  a  Tulup  il  23.
              L'altra colonna, della quale  faceva  parte la  nostra 2 compagnia, si  batté vigo-
                                                              a
              rosamente il  21  a Semenovskoje.
                  La 3 a  e la 4 a  compagnia, con la  sezione mitragliatrici e quella da montagna,
              furono  impiegate,  sempre  a  fianco  dei  cecoslovacchi,  nell'operazione  di
              Alexejevska svoltasi  fra  il  31  maggio  ed  il  20 giugno,  data nella  quale  le  nostre
              truppe rientrarono a Krasnojarsk(30).
                  Il  corpo di spedizione italiano non si  mosse più da questa località sino al 26
              novembre,  quando  per  ordine  del  governo  (31)  iniziò  il  viaggio  di  ritorno  in
              Patria  che si  sarebbe  completato il  2 aprile  1920 con l'arrivo a Napoli dell'ulti-
              mo scaglione(32).
                  Aveva  lasciato dietro di  sé  22 perdite (l ufficiale e 21  soldati), così distinte:
              18  per malattia, 2 caduti in combattimento e 2 per incidente(33).
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