Page 295 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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IL  CONTINGENTE  ITALIANO  IN  ALTA  SLESIA                           285


        conseguenze grazie  alle  tempestive cure approntate da  un ospedale civile).  Per  la
         pesca  e la  caccia, se  dobbiamo  giudicare  da  diverse  osservazioni sparse  nei  fogli
         d'ordine  e  nei  diari  storici,  si  può  senz'altro  dire  che  erano  saltuariamente
         praticate ma  sempre  di  frodo,  in  contravvenzione  delle  prescrizioni  di  legge  che
         puntualmente le  stesse  fonti  riportano ogni volta.
             Per  gli  ufficiali,  spesso  alloggiati  in  case  private,  siamo  meglio  informati,
         ma sempre utilizzando le  medesime fonti  "a contrariis".  Considerato che pochi
         ufficiali avevano  usufruito della possibilità caso  per caso loro accordata - come
         anche ai sottufficiali - di farsi  raggiungere in Alta Slesia dalle famiglie, la ricerca
         di  compagnia femminile - insieme al gioco che doveva assorbire una certa parte
         delle entrate - occupava una discreta percentuale del loro tempo libero, a volte,
         anche,  con  qualche  conseguenza  di  carattere  permanente.  Così  nel  novembre
         del  1921  un ufficiale  riconosceva la  paternità di  un  figlio  avuto  da una ragazza
         di  Ober Glogau, impegnandosi al suo mantenimento. Nel settembre dello stesso
         anno  un suo  collega,  che  doveva  sposare  una  ragazza  slesiana,  e  che  aveva  già
         ottenuto il  regio assenso  alle  nozze,  era rimpatriato perché non era opportuno
         che  dopo il  matrimonio continuasse  a prestare servizio  in Alta Slesia.  Tre  mesi
         dopo,  poi,  un  ufficiale  del  135°  Fanteria,  tornato  dall'Italia  subito  dopo  il
         matrimonio e raggiunto dalla moglie, era rimandato d'urgenza in patria considerata
         l'esistenza di due precedenti fidanzate slesiane, una a Cosel e l'altra a LeobschUtz.
         Altre punizioni, per inconvenienti causati da relazioni amorose, sono poi sparse
         nelle  carte  delle  buste  13,  15  e  16  del  fondo  "Alta  Slesia"  dell'Ufficio  Storico
         dello S.M.E  ..  E contro alcune conseguenze delle relazioni amorose degli ufficiali
         protestavano,  con  una lettera anonima,  dei  soldati  che,  denunciando le  cattive
         condizioni del loro vestiario,  sostenevano di  esser costretti a comprare di  tasca
         propria  pantaloni  e  scarpe,  mentre  "le  famiglie  delle  signorine  degli  ufficiali
         italiani" erano calzate e vestite. Se  infine volevano divertirsi o magari vedere un
         po'  il  mondo - cosa  abbastanza  difficile  per  ufficialetti  dei  primi  anni  Venti  -
         c'era  la  possibilità  di  avere  qualche  giorno  di  licenza  in  Austria  o  in  Cecoslo-
         vacchia,  magari  appoggiandosi  alle  commissioni  militari  ed  agli  uffici  italiani
         presenti sul  posto.
             Perché  non  si  creda  che  il  nostro  contingente  in  Alta  Slesia  fosse  dedito
         soprattutto ai  piaceri,  specialmente a  quelli  della  carne,  dobbiamo dire  che  alle
         nostre truppe era assicurata anche l'assistenza spirituale. Probabilmente il contingente
         ebbe con sé  l'ultimo dei  cappellani militari rimasto a prestar servizio nei  reparti
         prima  dello  scioglimento  del  servizio  di  assistenza  spirituale  nel  1922.  Anche
         dietro sollecitazioni della Curia Castrense il cappellano del 135° Fanteria era stato
         infatti nominato, con apposito ordine del giorno, cappellano del contingente. Una
        dimostrazione  della  maggiore  considerazione  in  cui  erano tenuti  i rapporti  con
         la Chiesa dopo il  conflitto era offerta il 20 giugno 1920 dalla visita di monsignor
        Achille  Ratti,  il  futuro  Pio  XI,  allora  nunzio apostolico  in  Polonia,  a  Cosel,  con
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