Page 290 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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            servizio  di  guerra,  durante  lo  stato  di  assedio  (anche  se  con quelle  che  oggi
            definiremmo  "regole di  ingaggio"  abbastanza  restrittive)  il  nostro contingente -
            almeno nelle città più importanti - prestava un servizio di guarnigione non dissimile
            da quello che avrebbe prestato nel  regno.
                 La raccolta dei "fogli d'ordine" del contingente ci offre diverse tabelle con gli
            orari  di  servizio.  Ne  abbiamo  scelte  due,  una  invernale  e  l'altra estiva,  emanate
            rispettivamente  il  18  ottobre ed il 17 aprile  1920. La prima prevedeva sveglia alle
            6,30 (alle 7 nei giorni festivi);  pulizia personale e dei locali:  6,30 -7,30; istruzioni
            varie di ginnastica, istruzioni interne, lettura di regolamenti, circolari, ecc.:  8-10;
            primo rancio:  10,30 -11,30; adunata per l'istruzione principale e controllo della
            forza col giornale di contabilità:  11,45-12; istruzione  principale esterna (da farsi
            nei cortili degli accantonamenti nelle giornate di tempo piovoso): 12-16; secondo
            rancio:  16,30 -17;  libera uscita:  17 -20;  contrappello serale:  20,30; silenzio:  21.
            Per la  buona stagione era invece previsto:  sveglia alle 5  (alle  6 nei giorni festivi);
            istruzione  principale esterna:  6 -10;  primo rancio:  10,30-11,30; riposo:  11,30 -
             13,30;  riunione  di  contrappello  col  giornale  di  contabilità  alla  mano:  13,30;
            istruzioni varie  di ginnastica e istruzioni interne, lettura di regolamenti, circolari
            ecc.:  14 -16,30; secondo rancio:  16,45; riunione  per la  rivista  prima della libera
            uscita:  17,30; libera uscita:  18 -20,30;  silenzio:  21,30.
                 Dal  punto  di  vista  della  disciplina  il  comportamento dei soldati del  nostro
            contingente non diede  luogo a notazioni di  carattere particolare.  D'altra parte  il
             comando si rendeva ben conto del "materiale umano" del quale si trovò a disporre
             nei  due  anni e  mezzo  della  missione:  una  cosa erano,  inizialmente,  i "veterani"
             che  avevano  fatto  la  Grande  Guerra,  un'altra cosa  erano  le  reclute  del  1900 e,
            ancor più, quelle del  1901, che venivano da un'Italia in cui  andava  crescendo la
             tensione politica. Così in occasione dell'arrivo delle prime reclute di quest'ultima
             classe  una circolare del colonnello Salvioni prescriveva che per la loro istruzione
            venissero usati,  il  più possibile,  i mezzi  di  persuasione, ricorrendo alle  punizioni
            soltanto come  "ultima ratio",  perché come diceva efficacemente il  colonnello in
            questa circolare del  15  febbraio  1921:  "Oggi  il  cittadino viene  alle  anni con un
            corredo  di  idee  assai  diverse  da  quelle  di  un  tempo.  Egli  è  cosciente  di  molti
            diritti,  ai  quali  non  sempre  contrappone  altrettanti  doveri,  e  facilmente  cade  e
            ricade  in  mancanze".  E  che  fossero  coscienti  di  avere  dei  diritti  i  soldati  lo
            avevano già dìmostrato prima, nel luglio del 1920, scrivendo una lettera di protesta
             per una ritenuta reputata indebita a "l'Avanti!", che l'aveva pubblicata.
                 Il soldato aveva, in Alta Slesia molti più soldi da spendere (la speciale indennità
            cui faremo cenno in seguito), però la particolare situazione in cui si trovava durante
            la libera uscita, con tutte le ovvie difficoltà di carattere linguistico ed ambientale,
            deve aver controbilanciato le maggiori possibilità di cacciarsi nei guai, soprattutto
            eccedendo nel  bere. Almeno in un  primo tempo, sino alla sua "acclimatazione".
                 eubriachezza era, infatti, alla base di molti comportamenti indisciplinati, che
            sfociavano  talvolta  in  veri  e propri reati,  il  cui giudizio era  rimesso  al  Tribunale
            Militare di  Verona, cui erano rinviati  i colpevoli.
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