Page 292 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
P. 292
282 PIERO CROCIANI
di manifestini". Più concreti i provvedimenti che disponevano, nell'ottobre del 1920,
la sorveglianza di due soldati che erano in corrispondenza con sovversivi del loro
paese di origine e, nel novembre del 1921, il rinvio in Italia di un soldato, la cui
condotta non aveva dato adito ad alcun richiamo, ma che aveva ricevuto lettere
dall'Italia che lo qualificavano come comunista. Questo tipo di interventi lascerebbe
intravedere un controllo, quanto meno saltuario, della corrispondenza che perveniva
ai soldati del contingente.
La maggior disponibilità di denaro e la dislocazione all'estero debbono infine
aver costituito per qualche soldato un incentivo alla diserzione, diserzione che
dobbiamo però vedere, più che altro, come emigrazione alla ricerca di un lavoro.
Così nell'agosto del 1921 due disertori del 32° Fanteria erano arrestati, mentre
lavoravano in una miniera, da un maresciallo e da alcuni militi del plotone Carabinieri,
tutti in borghese, per evitare ripercussioni nell'ambiente operaio (ed anche perché
non si voleva che le autorità interalleate venissero a sapere delle diserzioni).
Ugualmente era arrestato, nel maggio del 1922, un caporale disertore dello stesso
reggimento, che da un mese lavorava sotto falso nome in un'officina di Ratibor,
dov'era stato di guarnigione l'anno precedente con il 135° Reggimento, prima di
essere rimpatriato per motivi disciplinari, e dove, "cherchez la femme", aveva
contratto relazioni amorose. All'incirca nello stesso periodo il 135° poteva comunicare
che quattro dei suoi cinque disertori erano stati arrestati o si erano costituiti, mentre
il quinto era riuscito probabilmente ad imbarcarsi per l'America, anche qui con
la diserzione come ricerca di lavoro.
Passando ora alla vita quotidiana dobbiamo subito premettere che, a differenza
di quanto si verificava in Italia, ufficiali e truppa godevano di una più che discreta
posizione economica grazie ad una speciale indennità di Alta Slesia, che andava
dalle 7,50 L. di soldati e caporali alle 15 per sottufficiali ed alle SO per ufficiali,
situazione destinata a migliorare - nonostante l'inflazione galoppante della Germania
- dove la lira, che valeva nel marzo del 1920 4,5marchi, raggiungeva i 100 marchi
nel marzo del 1922 ed addirittura i 154 il mese successivo. Ciò permetteva anche
al contingente di manifestare la propria disponibilità in occasione di sottoscrizioni
benefiche: così erano raccolti 19.565 marchi "pro tubercolotici di guerra" nel
settembre del 1920 ed altri 34.909 erano destinati all'Opera Bonomelli, nel maggio
del 1922, per mandare in Italia, nelle colonie, i bambini poveri della comunità
italiana di Berlino. Naturalmente l'indennità non era percepita che durante la
permanenza in Slesia ed era ridotta della metà ai puniti di prigione semplice o di
rigore (foglio d'ordini del 26 settembre 1920).
Oltre all'indennità ed alla paga, i soldati avevano diritto al vitto. La tabella dietetica
era inizialmente fissata con foglio d'ordine del 21 marzo 1920. La razione ordinaria
doveva comprendere 180 grammi di pasta (o 150 di riso), 200 grammi di carne (oppure
150 di baccalà, o di boiled beef o di corned beef - di provenienza alleata - oppure
mezza scatoletta di salmone - probabilmente della stessa provenienza - o di carne

