Page 287 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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IL  CONTINGENTE  ITALIANO  IN  ALTA  SLESIA                            277


         era possibile inviare, autotrasportate, due compagnie del 32° che liberavano i superstiti
         e li  riconducevano con loro. Nell'operazione di  recupero le  nostre truppe avevano
         un altro morto e due feriti. Altri scontri si erano verificati nelle medesime ore a Bad
         ]astrzemb, Ridultau e Gross Strehlitz, da dove gli insorti erano respinti fino a quando,
         il giorno 6, le  nostre truppe, sostituite da quelle francesi,  rientravano a Cosel dopo
         aver avuto due morti e sette feriti.
              A Rybnik, attaccata da oltre 2000 uomini e difesa da 2 compagnie del 1/135°,
         gli  insorti riuscivano ad occupare la città (con grande paura della popolazione, in
         maggioranza di etnia tedesca, che vedeva i suoi esponenti arrestati e portati al  di
         là  del  confine polacco)  mentre il  nostro presidio poteva soltanto difendere il suo
         acquartieramento. Da Ratibor il colonnello Salvioni conduceva allora una colonna,
         formata  da  tre  compagnie  ed  una  batteria,  che,  superati gli  ostacoli,  poteva
         raggiungere  Rybnik  nel  pomeriggio  del  4,  seguita  in  serata  da  un  battaglione
         francese. Una serie di trattative e di ultimatum dimostravano la capacità e la tenacia
         del  colonnello Salvioni  che,  senza  spargimento  di  sangue,  otteneva che  entro  il
         mezzogiorno del 6 la città fosse sgombrata dagli insorti. Le truppe italiane restavano
         a Rybnik fino  al  16 per poi far  ritorno a Ratibor.
              Dal5 maggio nei dintorni di Ratibor e Cosel operavano formazioni di insorti,
         che inizialmente non attaccarono le  città, limitandosi a scorrerie nelle campagne
         e nei villaggi, scontrandosi con elementi tedeschi che si  stavano cominciando ad
         organizzare,  scontri  che  vedevano  anche  l'impiego  di  artiglieria  e  di  un  treno
         armato. La sera dellO era portato - da parte dei polacchi - un attacco al  nostro
         presidio di CoseI.  Questo lo  respingeva anche con il  concorso della batteria che
         controbatteva  il  fuoco  dei  pezzi  degli  insorti  che,  nel  tentativo,  subivano  forti
         perdite.  A sera  inviavano  dei  parlamentari  per  iniziare  delle  trattative,  pur
         continuando, nella notte, uno sporadico fuoco di fucileria.  ell era stipulata una
         tregua  temporanea,  che  sarebbe  poi  stata prorogata,  ed  il  12  arrivava  a  Cosel,
         come  Comandante  Civile  e  Militare  il  tenente  colonnello  Sebastiano  Visconti
         Prasca  del  Dipartimento  Militare  della  Commissione  di  Governo  (e  futuro
         comandante delle truppe italiane in Albania).
              La  città restava presidiata dalle  truppe  italiane il  cui intervento permetteva
         di  mantenere aperti i ponti sull'Oder, cosÌ da consentire uno scambio di profughi
         delle due nazionalità. La tregua continuava a reggere, pur se con diverse violazioni.
         Scontri con le  nostre truppe si  verificavano anche intorno a Ratibor nella prima
         metà di  giugno  ed  il  nostro  presidio aveva  un  morto ed un  ferito.  Infine,  visto
         fallito il loro tentativo (basato, forse, anche su  una fin troppo benevola neutralità
         francese)  i polacchi  iniziavano  a  cedere, scendendo a  patti su  scala sempre  più
         ampia  fino  ad  ottenere,  il  1°  luglio,  un'amnistia  per  tutti  i reati,  tranne  quelli
         commessi  per  lucro,  vendetta  privata  o  crudeltà,  in  cambio  dello  scioglimento
         delle  loro  formazioni  irregolari  a  partire  dal  giorno 5.  Altrettanto si  verificava
         per gli  irregolari tedeschi.
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