Page 291 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
P. 291
IL CONTI:-.IGENTE ITALiANO IN ALTA SLESIA 281
Bisogna dire, d'altra parte, che i soldati si potevano procurare bevande alcoliche
anche negli spacci cooperativi esistenti in quasi tutti i distaccamenti. Ce n'erano
perfino sulle tradotte che li riportavano in patria e sulle quali si dovette fissare il
quantitativo massimo giornaliero di mezzo litro a testa (ordine del giorno del 3:1
dicembre 1921) anche perché di tanto in tanto - specie col favore dell'alcol - si
verificavano, pure in territorio austriaco, spiacevoli incidenti causati da soldati in
transito da o per l'Italia, con le sgradevolissime conseguenze di carattere interna-
zionale che si possono immaginare.
Una volta che i soldati si erano ambientati e sapevano come muoversi, la
maggiore disponibilità di denaro favoriva le "assenze arbitrarie". Sempre la disponi-
bilità di denaro e la facilità di procurarsi armi in una regione che, per un motivo
o per l'altro, ne abbondava, permisero a molti elementi di dotarsi di armi (pistole)
di modello non regolamentare, causa anche di incidenti, così da indurre il comando,
il 28 febbraio 1922, ad ordinare un'ispezione a tutti i soldati per ricercarle.
Ugualmente la disponibilità di denaro fece adombrare la possibilità di acquisto,
da parte di soldati, di sostanze stupefacenti (cocaina), probabilmente non per uso
personale, ma per farne commercio una volta rientrati in Italia. Lo rivelava una
circolare riservata del 25 ottobre 1921 con la quale il colonnello Salvioni invitava
i comandanti di reparto a mettere in guardia la truppa dal suo uso, minacciando
il deferimento al Tribunale Militare di quanti ne fossero trovati in possesso
durante apposite perquisizioni. Sempre a questo scopo lo stesso colonnello Salvioni
ordinava poi che fosse eseguita - alla presenza di un medico militare - una minuziosa
perquisizione sul treno dei rimpatriandi.
Di tutt'altro genere - e derivanti da tutt'altra causa - erano invece i provve-
dimenti che il comando prendeva nei confronti dei militari ritenuti "sovversivi" e,
più in generale, per preservare la truppa da questo tipo di propaganda. Non risulta,
al contrario, alcun tipo di sorveglianza su militari di opposte idee politiche - anzi,
più esattamente, non si accenna mai ad elementi fascisti o nazionalisti - assai
probabilmente perché gran parte della truppa proveniva dalle campagne, specie
meridionali, assai poco recettive a questo tipo di idee. Il timore della diffusione di
idee sovversive (a mezzo di propagandisti tedeschi che, indossando uniformi italiane,
avrebbero fatto tra i nostri soldati, incitandoli contro gli altri alleati e in favore dei
Soviet) era manifestato una prima volta nell'ottobre del 1920 con l'ordine, ai comandi
dipendenti, di prendere provvedimenti al riguardo. Una successiva circolare riservata
del colonnello Salvioni ai comandanti dei reparti dipendenti, del 29 luglio 1921,
li invitava a sorvegliare locali di ritrovo e militari sospetti, arrestando i diffusori di
manifestini sovversivi, che risultavano esser stati già stampati in tre lingue. Analoghe
disposizioni erano poi ribadite nell'aprile del 1922, dopo l'avvenuta distribuzione
di manifestini comunisti ai soldati francesi. Era ancora una volta raccomandata la
massima sorveglianza: "Senza entrare in merito alla questione i comandanti di
compagnia avvisino che ci saranno premi e licenze per chi arresterà i distributori

