Page 322 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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            d'Italia, non mancarono di riportarlo nelle loro relazioni che erano destinate anche
            al  M.A.E.,  oltre che a quello della Marina.
                Il  26  settembre  1924 le  due  torpediniere  rientravano  in  Italia  arrivando  al
            porto di  Brindisi, accolte, già al passaggio del canale di  Corinto, da un messaggio
            di  saluto del  Ministro della Marina ammiraglio d'armata Paolo Thaon di  Revel.
                Da  allora  nessun'altra  unità  militare  italiana  ha  pitl  risalito  il  Danubio  e
            quelle  singolari  missioni  sono rimaste  un  breve sconosciuto episodio  nell'ambito
            dell'attività di quella Divisione Navale che svolse in Levante compiti a motivazione
            politica, volti a sostenere rivendicazioni già concordate e subito dimenticate.  Ma
            la presenza delle nostre navi ebbe sempre un'impronta umanitaria in quanto agirono
            in  modo  pacifico  dando  aiuto  a  chiunque  ne  avesse  bisogno.  La  loro  opera  fu
            umile,  silenziosa,  ed  ebbe  soprattutto  il  riconoscimento  delle  popolazioni  locali
            perché in Italia, immersa in gravi problemi, ben poco si sapeva di loro. Gli equipaggi
            di  quelle  navi,  dei  quali  una buona  parte aveva già  vissuto  il  clima  di  guerra,  si
            trovarono  tra  i  primi  occidentali  a  contatto  con  la  rivoluzione  russa;  sentirono
            l'infiammata  propaganda  per  la  lotta  di  classe,  ma  seppero  mantenere  intatta  la
            disciplina anche nelle circostanze più  dure.
                Tutto ciò  può sembrare  ordinaria  amministrazione  non  meritevole  di  alcun
            rilievo  o  ricordo:  ma  sarebbe  ingiusto  pensare  così.  In  effetti  aver  compiuto  il
            proprio  dovere  senza  clamori  e  cedimenti,  in  situazioni  sovente  molto  difficili,
            rappresenta per quei comandanti, per quegli Stati Maggiori e per quegli equipaggi
            un  grande  titolo  di  merito  che  deve  essere  loro  riconosciuto  inserendoli  nella
            storia ufficiale  della nostra Marina.





                                              NOTE

                 Cl)  Cfr.  Mariano  Gabriele  e  Giuliano  Fritz La  flotta  come strumento  di  politica  nei
            primi decen/li dello stato unitario italiano,  U.S.M.M., Roma 1973, p.  103.
                 (2)  Il  Dodecaneso fu  riconosciuto all'Italia con il Trattato di  Sèvres del  lO agosto 1920.
                 (3)  Lettera prot.  178  del  29  ottobre diretta a S.E.  il  comandante in  capo  della Squadra
            su nave Doria in cartella U.S.M.M.  1065/5 Operazioni in Asia  minore.
                 (4)  Il  negoziato  finale  venne  condotto a  bordo dell'Agamennone,  nave  ammiraglia bri-
            tannica,  tra  l'ammiraglio  Calthorpe,  incaricato  a  trattare  dai  Comandi  alleati,  benché  il
            comando  navale  supremo  in  Mediterraneo  fosse  stato  sempre  dei  francesi  durante  tutta  la
            guerra,  e  la  delegazione  turca capeggiata  dal  Ministro  della  Marina  Huseyin  Rauf Bey.  Ben-
            ché  le  condizioni  alleate  non fossero  negoziabili,  la  delegazione ottomana continuò per quat-
            tro giorni  a  tentare  di  mitigarle.  Ottennero che  le  fortificazioni  dei  Dardanelli  e  del  Bosforo
            fossero  occupate solo da  inglesi  e francesi,  senza  partecipazione di  truppe italiane e,  in  modo
            speciale,  di  truppe greche.  Chiesero anche che  la  capitale  Costantinopoli  non  fosse  occupata
            militarmente ed  ottennero che questa richiesta venisse rispettata fin  a quando il  governo otto-
            mano fosse stato in condizione di  proteggere le  proprietà alleate e la  vita dei  residenti.
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