Page 317 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  PRESENZA  NAVALE  ITALIANA  IN  LEVANTE   000                      307


        tra coloro che resero possibile l'impresa il  comandante, che proseguì la carriera
         fino al grado di ammiraglio di squadra, menziona, oltre al capo timoniere ferito
                                               a
        ed al direttore di macchina, l'ufficiale in  2 Emilio Ferreri, che sarebbe divenuto
        capo  di  Stato  Maggiore  della  Marina  dal  1948  al  1955,  e  l'ufficiale  di  rotta
        sottotenente di vascello Umberto Rouselle, anch'egli destinato a divenire ammiraglio
        di  squadra.
        Navi sul Danubio

             Le  ultime  missioni  di  cui  ci  occuperemo  non  si  svolgono  nel  Levante  ma
         riguardano  navi  della  Divisione  del Levante che,  risalendo  il  corso  del  Danubio
         fino al cuore della "Mitteleuropa", mostreranno il tricolore nelle capitali del dissolto
         Impero austro-ungarico.
             Il  Danubio  era soggetto  a  regime  internazionale  e  Gran Bretagna e  Francia
        vi  mantenevano stazioni  navali  di  piccole unità militari  per affermare  la  libertà
        di  navigazione sulla grande via d'acqua; e l'Italia volle essere presente -là come
        altrove - unendosi ai  paesi assieme ai  quali aveva combattuto e vinto la  Grande
         Guerra.
             Nella primavera del 1920, mentre la questione di Fiume era all'acme della crisi,
         il  Ministro  della  Marina,  ammiraglio  Sechi,  accoglieva  la  proposta  del  delegato
         italiano alla Commissione Interalleata del Danubio, comandante Dentice di  Frasso, di
         inviare  unità  italiane  sul  fiume  dove già  si  trovavano  da  tempo  unità  britanniche  e
         francesi(16). Due torpediniere costiere sarebbero state mandate in mar Nero, aggregandole
         alla Divisione del Levante il cui comandante, ammiraglio De Grossi, alzava l'insegna
        sulla  Regia  Nave  Sardegna  a  Costantinopoli.  A  lui  veniva  riservato  il  compito  di
         impiegare nel miglior modo possibile la 69 PN e la 52 AS, comandate rispettivamente
         dai  primi tenenti di  vascello Ferdinando Casardi e Rino Matteucci.
             Nell'informare il  Ministero degli  Affari  Esteri,  il  Ministro Sechi  chiariva che
         le  torpediniere erano destinate "a stazionare sul  Danubio per concorrere al lavoro
         di  propaganda di  italianità e per curare i nostri  interessi  in  quelle regioni e che vi
        sarebbero rimaste fintanto che vi  permanessero unità francesi  ed inglesi.  Pertanto,
         in  relazione  al  carattere  politico  della  missione,  negli  ordini  ministeriali  non si
         fissavano  itinerari e soste  né  tanto meno la  durata della  missione:  (considerando)
         la probabilità che la permanenza di tali torpediniere sul Danubio debba prolungarsi
        anche  oltre il  successivo  inverno", il  comandante della  Divisione del  Levante  era
         incaricato di  "esaminare la  possibilità di  far  svernare le  navi in località adatta sul
         fiume provvedendo alle necessarie sistemazioni per assicurare un conveniente riscal-
        damento degli  ambienti di  bordo".
             Le  due  torpediniere, della serie "PN" costruite dalla  Pattison di  Napoli  (da
        cui la sigla), erano classificate "costiere" ed avrebbero dovuto raggiungere Costan-
        tinopoli con la scorta dell'esploratore Poerio; ma poiché l'esploratore era in ritardo
        nei  lavori,  in  considerazione  della  stagione  favorevole,  le  due  navicelle  furono
        fatte  partire  da  sole  con  facoltà  di  sostare  ovunque  occorresse  per  condizioni
        meteo od altri  motivi.
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