Page 313 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA PRESENZA NAVALE ITALIANA IN LEVANTE 000 303
Mi sembra opportuno sottolineare il diverso comportamento delle navi italiane
che, secondo le direttive del Governo, non compirono mai atti di guerra contro
i bolscevichi ma provvidero in ogni forma, nei limiti delle loro possibilità, a dare
aiuto a chi ne aveva bisogno. Nel contempo gli equipaggi non furono facile preda
della propaganda e nessun episodio di indisciplina si manifestò a bordo delle navi.
L'Etna a Novorossijsk
La terza missione di cui ci occupiamo ci porta ancora a contatto con la
guerra civile russa, nei primi mesi del 1920, a Novorossijsk dove confluivano le
truppe "bianche" di Denikin ed i civili russi in massa per sfuggire via mare all'avanzata
dei bolscevichi. Ma nel porto non c'erano navi sufficienti neppure per imbarcare
le sole truppe in ritirata e ben venti duemila prigionieri, più una grande quantità
di vettovaglie, caddero nelle mani dci "rossi" quando questi entrarono in città la
sera del 26 marzo.
Nessuna nave italiana era presente a Novorossijsk nei giorni dell'occupazione
ma già il 19 aprile la Regia Nave Etna riceveva ordine direttamente dal Ministero
della Marina di trasferirsi in quel porto.
La nave, un vecchio ariete-torpediniera di 3 820 t di dislocamento, in servizio
dal 1887, faceva parte della Divisione del Levante dal 17 dicembre 1919, quando
era arrivata a Costantinopoli provenendo da Taranto. Il suo compito specifico era
quello di assicurare le comunicazioni radiotelegrafiche tra Costantinopoli e la
Russia; a tal fine aveva imbarcato una stazione r.t. da 3 Kw che avrebbe dovuto
essere sistemata a terra.
I.;Etna, al comando del capitano di fregata Ponza di San Martino, era già
stata a Novorossijsk dall'Il gennaio al28 marzo 1920 contribuendo a dare assistenza
ai connazionali ivi residenti e vi ritornava ora, dopo una breve sosta a Poti,
quando il porto era appena caduto sotto controllo bolscevico.
Fu questo dunque il primo contatto tra un'autorità italiana (la nave) ed il
nuovo regime sovietico, con il quale il governo di Roma tentava di ristabilire un
qualche rapporto: la missione, come vedremo, ebbe momenti difficili che avrebbero
potuto portare alla perdita dell'unità e di vite umane se l'accortezza, la prudenza
e l'abilità diplomatica del comandante non avessero evitato la trappola che i
bolscevichi andavano preparando.
La nostra nave, prima di entrare nel golfo di Novorossijsk alle ore 9 del 21
aprile, aveva incrociato una formazione navale britannica che probabilmente portava
in salvo gli ultimi cosacchi della dissolta ''Armata bianca"; giunto all'imboccatura
del porto deserto di navi straniere, Ponza di San Martino, rimanendo fermo sulle
macchine, ebbe la premura di inviare a terra con il proprio motoscafo l'ufficiale in
2 a latore di due lettere, una per il commissario della città ed un'altra per il comandante
della guarnigione, che spiegavano i motivi della visita della nave (stabilire rapporti
amichevoli) e chiedevano un appuntamento per il comandante. La richiesta fu gradita
ed il motoscafo, scortato fino alla banchina da un rimorchiatore con bandiera rossa,
a
poté presto riportare a bordo l'ufficiale in 2 accompagnato da una "scorta di onore"

