Page 311 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
P. 311
LA PRESENZA NAVALE ITALIANA IN LEVANTE ... 301
Ma questo non era il solo contributo italiano; la Roma aveva fornito alle unità
francesi un nucleo di personale composto da un ufficiale macchinista, tre graduati
meccanici, dieci fuochisti, un nocchiere e dodici marinai per armare un piroscafo
russo abbandonato dal suo equipaggio per ordine dei soviet. I.:equipaggio della
Roma aveva anche collaborato al carbonamento di altre unità russe destinate al
soccorso della popolazione civile ed al trasferimento sul Pepe di merci italiane
accantonate in alcuni magazzini del porto, successivamente trasferite sul piroscafo
Bulgaria che doveva portarle in salvo. Infine si era preso carico della sorveglianza
armata del consolato italiano.
Alle 19,30 del 6 aprile, con l'uscita dell'ultima nave francese justice, il porto
rimaneva in mano dei bolscevichi che alzarono ovunque bandiere rosse interrompendo
le comunicazioni con gli Alleati. Mentre le navi cariche di profughi e di merci
lasciavano Odessa, in rada rimanevano solo le navi francesi, agli ordini dell'ammiraglio
Lejay sulla justice, e la corazzata Roma.
Il 9 aprile arrivava ad Odessa per una breve visita il vice ammiraglio francese
Amet che, dopo aver ringraziato il comandante Giovannini per l'aiuto prestato,
lo invitava a rimanere ancora un poco ad Odessa insieme all'esploratore britannico
Caradoc per partecipare all'evacuazione della Crimea di fronte all'avanzata
rossa, e dimostrare cosÌ la solidarietà degli Alleati. Significativo il commento del
comandante italiano a questo colloquio: "ne riportai l'impressione che mentre
dapprima i francesi avevano palesemente fatto ogni sforzo per avocare alla sola
Francia la direzione dell'intervento in Ucraina e Crimea, mettendo da parte gli
altri Alleati, ora che l'intervento finisce disastrosamente vorrebbero mostrare alla
popolazione russa che, nella responsabilità sia dell'intervento come della ritirata,
gli Alleati sono solidali con la Francia". Ma il 10 aprile la Roma, con a rimorchio
il piroscafo italiano Levanzo, privo dell'apparato motore e di qualunque sistema
di governo, lascia Odessa per Costantinopoli, dove arriverà il 12 aprile.
La missione della Roma a Odessa era durata trentatre giorni e si era conclusa
positivamente sotto ogni aspetto: protezione dei profughi, recupero di merci e
materiali di proprietà italiana, ma soprattutto consolidamento dell'immagine del
popolo italiano pronto ad intervenire con generosità in soccorso di chiunque avesse
bisogno di aiuto. E di tutto ciò dava atto l'articolo unico dell'ordine del giorno
del Comando in Capo delle Forze Navali Mobilitate del 5 maggio 1919, a firma
di Thaon di Revel, che così si esprimeva: "Sulla sponda settentrionale del Mal'
Nero migliaia di esistenze umane erano in pericolo. Il Comandante la Divisione
italiana del Levante predisponeva a tempo l'opportuna dislocazione di nostre navi
da guerra e mercantili, le quali potevano cosÌ salvare tutti i nostri connazionali e
fuggiaschi di ogni nazionalità. La corazzata Roma rimase ad Odessa fino all'ultimo
momento. Gli esploratori Poerio e Pepe raccolsero profughi in porti minori della
Crimea ed altri numerosi ne fecero imbarcare su navi del commercio. Stati Maggiori
ed Equipaggi lavorarono con slancio, giusta iniziativa, grande spirito di sacrificio

