Page 312 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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302 ALFREDO BRAUZZI
così da destare l'ammirazione generale. Ancora una volta essi dettero prova delle
belle virtù tradizionali della Marina. Rivolgo ad essi un encomio ben meritato e
sono lieto di segnalarne l'opera a tutti i dipendenti".
L'esploratore Guglielmo Pepe. Insieme all'Alessandro Poerio concorse alle operazioni di
imbarco di connazionali e di famiglie russe a Odessa e nei porti minori della Crimea
Nei mesi successivi la Roma compì altre missioni in mar Nero in soccorso
dei profughi che cercavano di sottrarsi alla pressione dell'Armata Rossa. 1127 aprile
era a Sebastopoli dove c'era un concentramento di navi francesi, greche e britanniche
con gli ammiragli Amet e Calthorpe. L'evacuazione della base si concluse il 30
aprile, ma non prima che gli Alleati, come ultimo appoggio alla causa "bianca",
avessero messo fuori uso i cannoni dei forti e affondato ben tredici sommergibili,
danneggiando tutte le unità militari russe. La nave italiana partì il 29 aprile per
Tuapse, Novorossijsk e Batum, assieme alla nave ospedale ]erusalem, trasportando
da un porto all'altro centinaia di profughi. Secondo il giudizio espresso dal
comandante Giovannini "l'evacuazione della Crimea ... non fu imposta da forze
preponderanti; le truppe dei Soviet non superavano i 6000 uomini e con poche
truppe disciplinate si sarebbe potuto far fronte sia a quelle come ai bolscevichi
interni; tutta la Crimea poteva essere tenuta con una limitata difesa dell'ismo di
Perekop. L'evacuazione della Crimea fu determinata dalle stesse ragioni che causarono
quella dell'Ucraina: la poca fede del Comando francese nella sua impresa, nelle
sue truppe e nell'appoggio del suo governo e l'ammutinamento dei marinai(l4)
accelerarono la caduta di Sebastopoli che le sole navi avrebbero potuto mantenere".

