Page 310 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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                 Ritenendo  ormai prossimo l'attacco finale  alla città di  Odessa, il  14 marzo il
            generale  D'Anselme  proclamò lo stato  d'assedio,  che gli  consentiva di assumere  i
            pieni poteri, e rassicurò la popolazione che erano state prese tutte le misure necessarie
            per la  difesa  della  città.  Tutte  le  forze  disponibili,  francesi  e  greche,  erano state
            schierate su una nuova linea di  difesa ed anche le  unità navali erano state spostate
            su punti di ormeggio dai quali avrebbero potuto battere con le artiglierie i quartieri
            della città che erano favorevoli ai "rossi". Anche la Roma si spostò dal primo ormeggio
            ma semplicemente  per  non  essere  coinvolta  nell'eventuale  battaglia  in  quanto  il
            comandante Giovannini non aveva istruzioni per prendere parte ad azioni offensive
            contro le truppe rosse. Egli però si era messo a disposizione del generale D'Anselme
            per collaborare alle  operazioni  di  sgombero e di  protezione, subordinatamente al
            compito principale di  provvedere alla sicurezza della colonia italiana.
                 Poiché  il  19  marzo  il  nuovo  fronte  era  stato  scardinato  dai  bolscevichi,  il
            comandante Giovannini,  inviò a  Galatz il  caccia Guglielmo Pepe,  che gli  era stato
            messo a disposizione dal Comando Divisione, per far interrompere le operazioni di
            carico del piroscafo Albania e scortarlo ad Odessa dove avrebbe imbarcato un primo
            gruppo di connazionali  che  desiderassero  rimpatriare.  I.;Albania  ripartì  da  Odessa
            con molti civili, tra i quali 79 italiani, faticosamente convinti dal comandante e dal
            Regio Agente per la Russia  meridionale, commendator Majoni, ad abbandonare ad
            un futuro  molto incerto  le  loro  proprietà  in  terra  russa.  La  situazione  andava
            precipitando ed il  2 aprile venne deciso che l'evacuazione civile della città avrebbe
            dovuto  essere  completata entro  il  5  aprile,  seguita subito  dopo  dall'evacuazione
            militare  che  doveva  compiersi  nei  giorni  6  e  7  aprile  per  concludersi  con  un
            ordinato e pacifico passaggio dei poteri tra il generale francese ed il capo dei Soviet.
            Tuttavia nel timore, non ingiustificato, che i bolscevichi riuscissero a sabotare le navi
            mercantili in porto, furono mandate a terra le compagnie da sbarco delle navi francesi
            ]ustice e France  e della nave italiana. Il  reparto italiano, di 44 uomini, al comando
             del  sottotenente  di  vascello  Piero  Biondi  riuscì  a  controllare  la  parte  nuova  del
            porto, senza che si registrasse nessun incidente e rientrò a bordo nel pomeriggio del
            6  aprile salutato  amichevolmente dalla  popolazione(I3).  Intanto  120 profughi  (dei
             quali un centinaio italiani) erano stati imbarcati sui cacciatorpediniere Pepe e Poerio
             (giunto a  Odessa il  4  aprile)  per trasbordare sul  piroscafo giapponese Nippon  che
            doveva  trasportarli in  Italia.  Sulla stessa  nave  il  comandante fece  imbarcare anche
            un gruppo di  130 russi che sarebbero stati sbarcati  a Costantinopoli. Si  trattava di
            volontari  russi,  polacchi  e slovacchi,  molti  con  le  famiglie  al  seguito,  che  erano
            giunti  ad Od essa  con  un piroscafo  russo  che  avendo  finito  il  carbone  non  poteva
             più  navigare  ed  il  cui  equipaggio era  pronto a  consegnarsi  ai  bolscevichi.  Così  la
             relazione del comandante Giovannini: "Furono radunati ben 250 profughi sul piroscafo
             che aveva solo undici cabine a tre posti. Con queste, con l'infermeria e con qualche
            altro locale si provvide a malapena a sistemare le donne.e i bambini dei connazionali;
             gli  altri  dovettero  adattarsi  nei  corridoi  dove  c'era  posto  per  2000  persone,  ma
            senza sistemazione  di  letto,  fuorché  della  paglia.  Lo  spazio  disponibile  fu  messo  a
             disposizione anche degli  alleati francesi,  inglesi, greci ed americani".
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