Page 308 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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298 ALFREDO BRAUZZI
La nave, giunta a destinazione il 21 marzo, rimase alla fonda davanti alla
città in attesa di ordini che peraltro non arrivavano mai perché il Comando Supremo
subordinava lo sbarco italiano ad una possibile serie di "atti di occupazione" di
reparti greci a Smirne e nella zona limitrofa.
Ma il 28 marzo, il comandante Ciano, agendo di sua iniziativa, inviò a terra
un drappello armato per proteggere un gruppo di suore italiane ed il personale
di controllo essendosi udita da bordo una forte esplosione nell'area cittadina. Di
questo atto Ciano informò prontamente sia il generale Elia a Rodi che l'ammiraglio
Salazar, comandante della Divisione del Levante. La notizia rimbalzò fino a Parigi
all'ammiraglio Thaon di Revel, delegato navale alla Conferenza di Pace di Parigi,
che, preoccupato per le possibili proteste britanniche e francesi, chiese telegrafi-
camente al Ministro Sechi da chi fosse stata ordinata l'azione di sbarco o se si
fosse trattata di una iniziativa di Ciano. La risposta di Sechi non si fece attendere:
Ciano telegrafa in data 28. Sono sbarcato Adalia con due compagnie e quattro
mitragliere occupando periferia e posti principali della città. Pubblicato seguente
proclama: "Gravi disordini con morti e feriti sono avvenuti. Delinquenti evasi
carcere e provenienti da interno commettono omicidi e soprusi. Ieri corriere postale
Costantinopoli fu svaligiato. Questa notte una grossa bomba è scoppiata in città.
In nome Nazioni alleate e Stati Uniti d'America per proteggere tutti indistintamente,
reparti di marinai d'Italia a richiesta di molti cittadini occuparono oggi Adalia per
concorrere polizia locale at mantenimento ordine pubblico. Nell'interesse generale
facciamo avvertire le persone di buona volontà qualsiasi nazione appartengano
invitandole esatta osservanza nostri ordini, dichiarandoci ben lieti se non saremo
obbligati a prendere le misure più severe secondo le leggi di guerra; ciò che non
esiteremo a fare ove risultasse necessario".
Lo sbarco ad Adalia proseguì in forze con il XXXI battaglione Bersaglieri il
3 aprile, mentre ilIO maggio contingenti italiani occuparono altri porti e sorgitori
turchi della costa senza incontrare reazione alcuna e fu completato nel mese di
giugno 1919. Il nostro insediamento in Anatolia, che si estendeva su una fascia di
alcune centinaia di chilometri dalla foce del Piccolo Meandro (Kuçus Menderes)
al golfo di Adalia, venne aspramente disapprovato a Parigi in seno alla Conferenza
della Pace. Ma la presenza italiana in Anatolia, volta al mantenimento dell'ordine
pubblico, contribuì spesso a comporre le ostilità tra bande armate turche e greche.
Nel maggio 1919, con il consenso franco-britannico, la Grecia occupò(8)
la regione di Smirne che le venne assegnata, malgrado le veementi proteste della
delegazione italiana alla Conferenza di Pace, per un periodo di cinque anni dal
Trattato di Sèvres dell'agosto 1920. Anche in questa città furono molte le navi
italiane (incrociatore torp. Agordat, cacciatorpediniere Pilade Bronzetti, Ippolito
Nievo e Audace, esploratore Nino Bixio (9)) che vennero mantenute stazionarie nel
porto per presenziare con le autorità navali alleate all'occupazione militare greca
ed al controllo interalleato del porto. La presenza italiana che era invisa ai greci,
con i quali si ebbero numerosi piccoli incidenti, mentre era invocata dalla popolazione
turca, andò progressivamente riducendosi finché nel maggio 1922(10), dopo la vittoria
dei nazionalisti turchi contro i greci tutti i presidi furono ritirati nelle isole(11).

