Page 315 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  PRESENZA  NAVALE  ITALIANA  IN  LEVANTE  ...                       305


             Durante la permanenza in porto, fino al 27 aprile, nessun italiano scese a terra
         salvo il comandante per le visite iniziali. Inoltre, per non dar adito a sospetti, Ponza
         di San Martino aveva evitato i contatti anche con il  sig.  Gandini, che i bolscevichi
         ritenevano essere il  rappresentante consolare italiano. Questi era tenuto agli arresti
         domiciliari, ma in città, a differenza degli altri rappresentanti consolari di paesi che
         non  avevano  rapporti  con  la  Repubblica  dei  Soviet,  che  erano  stati  trasferiti  a
         Ekaterinodar.  Per  riguadagnare  un  poco  la  fiducia  dei  bolscevichi,  il  comandante
         aveva  consegnato  alle  Autorità  sanitarie  "rosse"  una  ragguardevole  quantità di
         materiale sanitario della C.R.I. accompagnando l'offerta con una lettera per Gagaeff
         per  chiedergli  informazioni  sulle  condizioni  economiche  della  Repubblica,  come
         egli aveva promesso di  dare.
             La  lettera e l'offerta non ebbero  risposta mentre si  rinnovavano gli  inviti alla
         nave perché entrasse in porto ormeggiandosi alla banchina. Poiché da parte sua non
         c'era stata alcuna richiesta in tal senso, Ponza di San Martino si convinse che si stava
         preparando  il  sequestro  della  nave.  Pertanto,  avendo  ricevuto  ordine di  andare  a
         Batum, chiese  di  essere  ricevuto  per un  commiato.  L'incontro avvenne alle  15  del
         28 aprile nell'ufficio del f.f. comandante della Divisione Yakowsky che aveva sostituito
         Gagaeff, improvvisamente ammalatosi, e fu drammatico. All'italiano venne presentata
         una lettera nella quale  era apertamente accusato di  tentativi  di  spionaggio e gli  fu
         ordinato di  trasferire la  nave  in  porto, spegnere i fuochi  e di accettare una guardia
         a bordo. La reazione del comandante fu quanto mai energica: egli sottolineò l'estrema
         gravità dell'atto che stavano per compiere a fronte dell'amichevole comportamento
         del  governo  italiano che,  ancora due giorni  prima,  per bocca del  presidente Nitti,
         aveva espresso la  necessità di  riprendere  le  relazioni  commerciali con la  Russia, ed
         ottenne  di  rimandare  al  pomeriggio  ogni  decisione  dopo  che  i  "rossi"  avessero
         nuovamente consultato il comandante d'Armata. Intanto ottenne di rientrare a bordo
         in  attesa di  una risposta definitiva.
             Inutile dire che Ponza di San Martino, appena sulla nave, cominciò a prepararsi
         per una partenza da Novorossjisk che avrebbe  dovuto  avvenire  appena calata la
         notte  ma  che,  all'occorrenza,  poteva  anche essere  anticipata.  Certo non sarebbe
         più tornato a terra, come gli venne richiesto, per conoscere la risposta del Comando
         d'Armata.  CosÌ la relazione del comandante:  "Le difficoltà  non erano poche. Sui
         moli vi  erano mitragliatrici e cannoni e mitragliatrici erano piazzati in  vari punti
         lungo il golfo:  la  massima velocità su  cui  potevo fare  assegnamento era di  11-12
         miglia  (sic);  la  notte  era chiarissima  con  luna  al  primo  quarto,  la  vigilanza  era
         stretta:  oltre a ciò bisognava evitare i secchi e gli  scafi  affondati che obbligavano a
         seguire rotte determinate. Utilizzare i miei cannoni da 57, non era il caso di parlarne;
         a parte le promesse fatte di non spargere sangue russo, sarebbe occorso sgomberare
         la  fronte(15)  mentre  occorreva  invece  evitare  ogni  sospetto:  d'altra  parte  gli
         armamenti dei pezzi sarebbero stati gravemente esposti alle raffiche delle mitragliatrici.
             Feci mettere in sacchi, pronti ad essere affondati, codici, archivi, documenti
         riservati; cautamente preparai per filare  per occhio mentre era improvvisata una
         certa protezione della plancia, mediante tavoloni di legno e brande. Quattro caldaie
         erano accese,  la  macchina pronta".
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