Page 321 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  PRESENZA  NAVALE  ITALIANA  IN  LEVANTE  ...                       311


        ordine del direttore della Dogana che pretendeva di esercitare una stretta sorveglianza
        anticontrabbando. L'incidente venne composto dopo l'intervento del comandante
         Cattaneo ma i forti dissidi esistenti tra le  varie  nazionalità presenti in città (le due
         dominanti, ceca e slovacca e quelle di minoranza, tedesca ed ungherese) coinvolsero
         anche  le  nostre  unità.  Accadde  infatti  che  una  delegazione  slovacca,  prendendo
         pretesto  dall'incidente  provocato  dal  direttore  della  Dogana di  nazionalità  ceca,
         si recò a bordo per presentare le sue scuse e consegnare al comandante un messaggio
         nel quale si chiedeva l'intervento italiano in favore dell'autonomia della Slovacchia.
         Nel  rispondere  al\' omaggio  il  comandante  Cattaneo  usò  delle  frasi  di  cortesia
         ispirate dalla cordialità della popolazione, aggiungendo anche un generico indirizzo
         di  simpatia  alla  nazione  slovacca,  di  cui  Bratislava  era  la  capitale.  Le  sue  parole
         furono  subito politicizzate dalla stampa ceca  che volle  vedere  in  esse  un  pesante
         ed  inopportuno intervento italiano nell'appena costituito stato cecoslovacco.
             L'eco  della polemica arrivò fino  a Roma ed  il  comandante Cattaneo ebbe un
         "richiamo" da Thaon di  Revel.
             A Vienna l'affluenza dei visitatori austriaci  fu  superiore a quella di Bratislava
         mentre  si  dovette  registrare  "un  increscioso  assenteismo  della  colonia  italiana".
         Ed anche qui la  stampa locale  non vide  di buon occhio la visita  italiana.  Pretesto
         di  critica fu  l'ufficio funebre in onore dei Caduti italiani, che la  sezione del Fascio
         aveva organizzato, per i soli italiani e con molta discrezione, nella chiesa nazionale
         italiana  dei  Frati  Minori  in  Minoriten  Platz,  proprio  il  24  maggio,  anniversario
         dell'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria.  I giornali austriaci riportarono la
         notizia con titoli sensazionali: "Un'inaudita provocazione: la dichiarazione di guerra
         dell'Italia all' Austria viene  festeggiata  (??)  a Vienna" ... Che cosa cercano i soldati
         italiani  a  Vienna?"  ed  anche  la  successiva  missione  della  75  OLT a  Linz  per  le
         onoranze ai Caduti di Mauthausen ebbe commenti contrastanti. Tuttavia la cerimonia
         commemorativa, alla  quale  prese  parte  il  Ministro  italiano  a  Vienna,  si  svolse  il
         29  maggio  nel  cimitero ed ebbe una  prosecuzione sul  fiume  quando la  nave, con
         a bordo il  Ministro e tutti i membri delle missioni  diplomatica e militare italiana,
         la  rappresentanza della  colonia  italiana  in  Austria,  una delegazione  del  Fascio  di
         Vienna e dell'equipaggio della Giovannini, defilò lentamente davanti al monumento
         con i marinai schierati al  centro per rendere il  saluto alla voce,  ripetuto da tutti i
         passeggeri  inginocchiati  a poppa.
             La successiva ulteriore sosta a Vienna segnò un ritorno di  cordialità austriaca
         e  di  interesse  della  colonia  italiana  ma  non  si  poté  tenere  il  ricevimento  finale
         organizzato  dagli  italiani  a  causa  dell'attentato  al  cancelliere  Seipel  avvenuto  in
         quei giorni  nella capitale.
             La  visita  a  Budapest,  il  passaggio  in  Iugoslavia  (coincidente  con  la  firma  a
         Belgrado  di  un  trattato  commerciale  italo-iugoslavo),  il  ritorno  in  Romania
         furono  contrassegnati  da  una  serie  di  eventi sociali,  visite,  gite  e  contatti  con  le
         autorità e la  popolazione locale e  con tutti gli  italiani.
             Il desiderio di avere una scuola italiana ed una chiesa cattolica per mantenere
         la  loro  identità  di  cultura  e  di  religione,  risultava  particolarmente  sentito  dagli
         italiani residenti in Romania ed i comandanti Cattaneo e Giovannini, veri ambasciatori
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