Page 333 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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I  CARAIIINIERI  REALI  IN  GRECIA  (1912-1923)                       323


            Nei primi giorni di  dicembre  del  1911  la  richiesta  del governo greco venne
        ufficializzata,  dopo  i  numerosi  contatti  informali:  destinati  a  partire  per  quella
        missione furono alcuni ufficiali che avevano risposto positivamente all'interpellanza,
        e cioè  il  tenente colonnello Francesco  D'Afflitto,  il  maggiore Giuseppe  Petella,  i
        capitani  Arcangelo De  Mandato, al  momento  in  congedo,  dopo aver partecipato
        all'esperienza cretese,  fluente  nella  lingua greca,  e Arcangelo  Lauro.
            n contratto d'ingaggio della missione, simile sostanzialmente a quello che era
        stato  fatto  per gli  ufficiali  francesi,  fu  sancito  e  firmato  bilateralmente  a  livello
        governativo(8):  interessante  l'articolo  I  ove  si  scriveva  che  "sur  la  demande  du
        Gouvernement  hellénique,  S.E.  le  Ministre  de  la  Guerre  d'ltalie  consent l'envoi
        en  Grèce d'une Mission, composée d'officiers des  Carabiniers Royaux".
            La missione doveva essere composta da quattro ufficiali dei Carabinieri Reali;
        aveva una durata biennale ed era rinnovabile. Al capo Missione, un tenente colonnello
        in servizio attivo, sarebbe stato attribuito il comando della Gendarmeria greca; uno
        dei due capitani previsti nell' organico sarebbe stato a sua disposizione. Gli altri due
        ufficiali  avrebbero coordinato  differenti  unità  o  uffici  amministrativi  dello  stesso
        Corpo e avrebbero compiuto le  ispezioni sul  territorio(9).
            Uno  dei  problemi  più  sentito  generalmente  dagli  ufficiali  che  si  recavano
        all'estero  era  quello  dell'uniforme:  infatti  molto  spesso  gli  ufficiali  al  servizio
        temporaneo  di  un  governo  estero  dovevano  indossare  l'uniforme  prevista  per
        ufficiali del  Corpo straniero nel quale erano inseriti e questo particolare non era
        mai  stato bene accetto da quelli  italiani, orgogliosi della loro tradizionale divisa.
        Anche  per  la  Grecia  si  pose  il  problema,  e  non  solo  nel  primo  contratto,  ma
        anche  nei  due successivi:  il  governo italiano riuscì sempre a  far  accettare che gli
        italiani,  nella  loro  qualità  di  ufficiali  del  Regio  Esercito,  vestissero  l'uniforme
        italiana(l(l), senza alcun mutamento che non fosse  l'indicazione del grado rivestito
        nel Corpo di Gendarmeria ellenico, che per tradizione consolidata in questo tipo
        di  missioni  in  quell'epoca,  era sempre il  grado superiore a  quello  in  godimento
        nei  quadri dell'Arma.
            I rapporti fra gli ufficiali italiani e quelli greci furono dettagliatamente regolati
        nell'accorcio e in particolare fu specificato che i greci della Gendarmeria avrebbero
        preso  gli  ordini  dagli  ufficiali  italiani,  pur  continuando  essi  a  amministrare  la
        polizia  locale,  secondo  le  leggi  vigenti  in  Grecia (II):  questa  disposizione,  logica
        dal  punto  di  vista  operativo,  avrebbe  invece  creato  una  serie  di  difficoltà  nei
        rapporti tra gli  ufficiali.
            Nel contratto erano indicate anche altre  provvidenze  (indennità di  viaggio,
        di missione, di  malattia ... ), a favore della missione italiana, peraltro leggermente
        inferiori a quelle delle altre missioni straniere operanti sul territorio (la  francese
        e  l'inglese):  questo  particolare  fu  uno  degli  ostacoli  alle  trattative  per i  rinnovi
        contrattuali.
            Considerando  il  particolare  periodo  storico  (gennaio  1912)  in  cui  questo
        accordo veniva sancito, l'ultimo articolo del contratto d'ingaggio, il  XVIII,  ha  un
        interessante  risvolto  diplomatico  indicativo  delle  tensioni  presenti  e  di  possibili
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