Page 334 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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             schieramenti futuri: in caso di guerra tra il Regno greco e un'altra potenza, i membri
             della Missione  italiana non avrebbero  preso parte ad alcuna  operazione militare,
             a  meno  di  avere  l'accordo  formale  del  governo  italiano;  inoltre  i  due  governi
             sarebbero stati  liberi, nel caso specifico, di  rescindere il  contratto, anche unilate-
             ralmente,  con  la  previsione  delle  indennità  da  corrispondere  agli  ufficiali  che
             rimpatriavano anzitempo: un mese di indennità di missione, oltre a quella corrente.
                 Non fu  facile  reclutare gli  ufficiali  da  inviare  in  Grecia:  sebbene designato,
             dopo  una  prima  risposta  positiva  all'interpellanza,  il  D'Afflitto  chiese  di  essere
             esonerato dal servizio in Grecia, così come il  maggiore Petella:  in realtà ambedue
             temevano per il  proseguimento della carriera, una volta collocati fuori  a ruolo a
             disposizione.  Effettivamente  questo  era  un  aspetto  del  problema  del  servizio
             all'estero, con emolumenti pagati da un governo straniero, che non era stato ben
             approfondito: in altri casi era stato deciso che i singoli avrebbero versato di  tasca
             propria al Ministero del Tesoro italiano i contributi necessari per il proseguimento
             della  loro  situazione  agli  effetti  della  pensione,  una  volta  terminato  il  servizio
             attivo,  ma  non  era  stato chiarito,  almeno  per quelli  inviati  in  Grecia,  il  tipo  di
             valutazione  del  servizio  stesso  ai  fini  dell'avanzamento  al  grado  superiore  e
             dell'anzianità  maturata per la  carriera.
                  AI  posto  dei  rinunciatari,  insieme  ai  capitani  Lauro  e  De  Mandato,  il  30
             gennaio 1912, furono nominati il  marchese tenente colonnello Francesco D'Aulisio
             Garigliota, ottimo ufficiale,  con  un  carattere  puntiglioso e  difficile,  che  avrebbe
             avuto una influenza non positiva sul sereno andamento della missione, e il  maggiore
             Gondisalvo Rodda.  Il  17 febbraio  1912 gli  ufficiali dell'Arma giunsero ad Atene
             ed iniziarono, accompagnati  dall'ambasciatore d'ltalia(12) e dall'addetto militare,
             all'epoca il  colonnello Prospero Marro, le  visite protocollari alle autorità greche,
             primo fra  tutti, al  primo Ministro greco Venizelos,  che aveva  voluto fortemente
             la  missione e al  Ministro degli  Interni, Repoulis.  Nessuno si  illudeva che sarebbe
             stato un compito facile  a causa della  notevole differenza del  sistema legislativo e
             giudiziario che  regolava la  materia in  Italia e  in  Grecia.
                 Affiancarono gli  ufficiali  italiani,  due  greci,  il  maggiore  della  Gendarmeria
             Trupakis e il  tenente Sarazoglu, che conosceva perfettamente la  lingua italiana.
                  All'epoca la  Gendarmeria greca si componeva di un Comando Generale e di
             16  Direzioni  di  Polizia.  L'organico  del  Comando  Generale  era  composto da  un
             colonnello, comandante generale, cinque tenenti colonnelli Ispettori, un maggiore
             direttore dell'Ufficio, un capitano segretario del comandante generale, tre ufficiali
             subalterni  addetti  e  18  sottllfficiali  e  gendarmi,  scrivani  e  piantoni.  A parte  gli
             ufficiali e i sottllfficiali, la  forza effettiva era di  3.416 gendarmi di  la e 2 a  classe,
             per  la  truppa  a  piedi,  e  di  218  unità,  per  quella  a  cavallo.  Era  formata  in  gran
             parte  con  elementi  volontari:  i vuoti  di  organico  per questa  categoria  venivano
             colmati con un certo numero di reclute dell'esercito, che compivano nella gendarmeria
             l'intera ferma, anche se nel 1912 questa pratica venne dismessa. Infatti per rinforzare
             la  truppa  erano  designati  soldati  professionisti  di  fanteria.  La  permanenza  nei
             gradi era molto lunga, mal compensata. In genere i gendarmi non erano addestrati
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