Page 172 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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VII. La distruzione delle speranze
















            Ma v’è anche qualcosa che accentua l’impressione di squallore dinanzi a tanta giovinetta
            scomparsa. Spesso ci troviamo dinanzi al lavoro già impostato, a vocazioni già segnate,
            a forze creatrici già irrompenti: e tutto è come pietrificato e fulminato da un destino
            arcano. Si prova l’angoscia della morte più che per qualsivoglia macabro quadro degli
            orrori della trincea.
               E ritorna a mente quel troppo facile principio, diffuso nel mondo, e che tanto nel
            ’14 aiutò a fare accettare la guerra mondiale: della guerra generatrice di nuove energie:
            del lavacro di sangue corroboratore di civiltà nuova. Si estendeva temerariamente a un
            fatto futuro un criterio di valutazione delle guerre del secolo scorso, dalla grande rivo-
            luzione in poi.
               Può essere che la profezia, in seguito, si attui: che in una sintesi storica da più remoto
            punto prospettico si veggan sorgere nuove civiltà e nuova ricchezza spirituale su dalla
            terra arata dalle trincee. Non è men vero però che la generazione che subì la guerra
            rischia d’essere esclusa da ogni conforto, d’esser trattata dalla storia come la massa re-
            probata dal Dio della grazia, secondo la teologia della predestinazione.
               La differenza dalle guerre del secolo XIX sta in ciò: che mentre le guerre passate, in-
            cluse quelle napoleoniche, impegnavano solo non molte centinaia di migliaia d’uomini
            a ciò tecnicamente addestrati, la guerra moderna è stata universale nell’appello e ha
            compiuta una selezione a rovescio: dei giovani, dei sani, dei generosi, di chi più acuto
            sentiva lo stimolo dei doveri civili, la passione patria, la vocazione politica, i problemi
            universali. I popoli d’Europa sono stati lesi soprattutto nell’organo delicatissimo delle
            classi dirigenti, nel processo difficile e complicatissimo dei pensieri e delle volontà che
            costituiscono la forma degli stati, permeano le moltitudini, le unificano, le orientano
            verso fini concreti, e infondono gli spiriti e le sensibilità morali e civili per cui s’indivi-
            duano e operano i popoli, un’intera generazione si è sfaldata prima di compiere la sua
            funzione, di continuare e di correggere l’opera delle generazioni precedenti. S’è aperto
            un hiatus. E non è dubbio che in massima parte il caotico processo indefinibile, che si
            continua a designare col nome di crisi mondiale, che è smarrimento spirituale, difetto
            di direttive e di convinzioni, perdita di tradizione e d’esperienza storica è l’aspetto di
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