Page 173 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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          questa mutilazione dell’umanità, il difetto dell’aristocrazia elettiva estinta per tanta par-
          te nelle trincee: qualcosa di simile all’atassia d’un organismo offeso nei centri cerebrali.
          È un momento mondiale che si potrebbe dire rivoluzionario, ma che, a differenza dalle
          grandi rivoluzioni, manca di principii ideali, di fedi direttive: cataclisma fisico invece
          che rinnovamento morale.
             Se vogliamo trovare analogie storiche, sempre con quella cautela che si deve usare
          in questo caso, dobbiamo risalire alla crisi della repubblica romana, quando la con-
          quista dell’impero distrusse, anche fisicamente, i ceti rurali che formavano il nerbo
          delle legioni e della civitas: o alle guerre depauperanti del tardo impero, o alla guerra
          dei trent’anni: le quali tutte trovano sì il loro posto nello sviluppo del progresso uma-
          no, ma per un ulteriore processo formatosi su di esse. E forse il veder coraggiosamente
          la grande guerra in questa caligine medievale, può giovare anche a chi virilmente l’ac-
          cettò, dopo che era stata scatenata nel mondo, e cercò di dominarla. Ciò può facilitare
          la catarsi: poiché la grande guerra, pur col trascorrere degli anni, incombe ancora su
          tutto e su tutti.
             Nel campo necessariamente limitatissimo della nostra ricerca la misura della deva-
          stazione è amplissima. Con tutte le nobilissime vite che abbiamo studiato e che stu-
          dieremo, s’inabissarono ricche speranze universalmente umane: il lutto trascende 1e
          private famiglie. E vediamo passarci dinanzi e sparire figure come i fratelli Lanza di
          Trabia che dalla loro nobile origine traevano il senso di una rigida missione civile,
          temperamenti spiccatamente politici, diversamente orientati come Gualtiero Castellini,
          Eugenio Vajna De’ Pava, Paolo Marconi, Pietro Bartoletti; giovani già disciplinati agli
          studi come Giacomo Morpurgo, Giuseppe Procacci, Jacopo Novaro, i fratelli Salvioni;
          critici già formati come Renato Serra ed Enzo Petraccone, anime raccolte e assorte
          nell’arte e nella poesia come Amerigo Rotellini, Mario Tancredi Rossi, Claudio Calan-
          dra, Scipio Slataper, Carlo Stuparich: e per di più assorte in un’arte e in una poesia piena
          d’intimità, che poteva anche fiorire in filosofia o in vita religiosa.
             E se si moltiplica col pensiero questa perdita spirituale sino a raggiungere l’ampiezza
          della nostra guerra, sino a raggiungere l’ampiezza della guerra mondiale, e se si riflette
          che nessun valore umano collettivo si acquista se non a traverso un individuale spirito
          superiore, si ha solo una lontanissima idea di ciò che ha perduto l’umana civiltà: tranne
          che questi germogli schiantati non vengano raccolti e sviluppati in una nuova coscienza,
          in una volontà nuova orientata per diverse vie, e non si renda ai morti i diritti che hanno
          sulla vita dei vivi, con una più alta giustizia che dia senso al loro sacrifizio.

             Così si consumò nel fuoco della guerra la magnanima coscienza dell’obbligo di no-
          biltà che animava i due Lanza di Trabia, e che avrebbe potuto fruttificare in lunga opera
          feconda per l’Italia .
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