Page 178 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze  129


               In un suo diario annotava: «La musica sentita in senso romantico. La filologia come
            disciplina dello spirito» .
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               L’abbandono sentimentale non arrestava l’atteggiamento virile. Il suo pensiero ha un
            decorso dirò così musicale in cui il raccoglimento nostalgico o idilliaco è il preludio del-
            la marcia eroica, il ricordo d’un bene perduto da riconquistare, il pungolo d’un dolore
            a cui contrapporre una fermezza impavida.
               Aveva la gelosia diffidente propria dei giovani per il loro mondo interiore: tanto più
            che presentiva l’onda di ciò che si chiama l’americanismo: della vita depauperata d’inti-
            mità e di riflessione, e irrompente cieca come una macchina impazzita.
                 (gennaio ’13). Nella nostra civiltà è quasi impossibile la giovinezza. Sognare nella
               vita moderna? Amare del puro amore della prima età? Impossibile quasi. Ormai
               non si parla più che di guadagnare, e di guadagnare presto. Credo che mai il mondo
               sia stato così prosaico e volgare. Ora, se uno di noi parla di poesia o di filosofia, è
               guardato quasi, anzi senza il quasi, con commiserazione. Esser giovani, vivere, adesso
               significa darsi in braccio ai piaceri, agli amori volgari, alla dissipazione, ad una delle
               tante specie di frivolezza che pullulano nella nostra civiltà .
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               Ma, poiché non gli piaceva l’atteggiamento dell’uomo incompreso dai tempi, am-
            moniva se stesso di tendere a una maggior profondità.
                 (9 maggio ’14). Sarà necessario per l’avvenire badare a una maggiore intimità
               nell’acquisizione della cultura. Gli oggetti saranno, naturalmente, gli stessi: la clas-
               sicità, la filosofia, la musica, ecc. Ciò che è necessario osservare di più è l’intensità
               dello studio: è la precisione .
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               Non era privo d’aristocratiche ambizioni e della coscienza dei doveri ad esse congiunti.
                 (Natale ’14). Militare o scienziato, artista o filosofo, sempre ho sognato qualche
               cosa che mi tenesse discosto dalla maggior parte degli uomini, in comunione solo di
               un piccolo numero di esseri privilegiati .
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               Era, per certi rispetti, un epigono della generazione carducciana. Sul Carducci fer-
            mava questi appunti nel diario:

                 (18 maggio ’15). L’ultimo grande maestro italiano: il Carducci. Sua concezione
               nobile e serena della Grecia; nostalgia verso l’antichità. Sua concezione umana dell’a-
               more: l’amore come gentilezza superiore, come raffinamento superiore .
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               Nel suo giornale intimo segnava alcune effusioni liriche: crisi della sua giovinezza:
            smarrimenti d’una vita che fluiva non ancora composta: desiderio di porre tutto il pro-
            prio essere in una pienezza perpetua di poesia e d’azione, e spaurimenti nostalgici nei
            momenti che paiono vuoti.
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