Page 179 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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130 Momenti della vita di guerra
Queste crisi erano acuite da una sua vicenda personale. Appena uscito ufficiale dalla
scuola di Modena nel 1915, la famiglia, per salvarlo dai rischi di guerra, lo aveva fatto inviare
in Tripolitania: dove, per evitare il depauperamento della guarnigione, era persino vietato di
far domanda d’andare alla fronte. Sì che il Rotellini si lagnava amaramente: «qui si proibisce
agli ufficiali di far domanda d’andare al fronte, come se fosse una cosa vile e vergognosa. Son
pieno d’amarezza: sebbene la mia fierezza e il mio coraggio non vacillino» .
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Restò prigioniero dell’amor materno. Solo la madre poteva liberarlo da quella pri-
gionia, dove avrebbe salvato la vita, ma perduto l’anima, la fede in sé e il senso della sua
dignità. Si dibatté così disperatamente per due anni interi, che alla fine gli stessi genitori
dovettero darsi attorno per dischiudergli la via verso la morte.
Nell’indugio tedioso sotto il cielo rovente della colonia si scrutava e si tormentava:
(maggio ’16). A momenti mi sento stanco e come vecchio. Spesso sento fiorire
rigogliosa in me la giovinezza. Riprenderemo la vita, conquisteremo ciò che desideria-
mo: a ventidue anni si è giovani ancora. Ma quel sentimento così amaro mi è dato dal
non aver concretato i miei studi letterari e musicali; dal non aver saputo dare una mia
risposta ai problemi della religione e della filosofia, dall’aver trascurato, anzi, questi
problemi, che soli elevano lo spirito là dove la massa degli uomini non giunge .
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(agosto ’16). Mattina luminosa. Luce fuori, ombra luminosa nella stanza. Solo
silenzio nell’anima. Sottile e penetrante desiderio di morte.
Le labbra son serrate, senza voce. Un ricordo improvviso d’un tempo passato, lon-
tano, che paragono col passato più recente e col presente dolore. Inesplicabile tutto .
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Seguiva il momento di ripresa.
Bisogna affermare la vita. Bisogna affermare la vita. Tutta quella forza che sentivo
in me nel passato, la sento anche ora. Anche ora che so, che sento le voci alte e diver-
se che mi sospingono; la volontà, il sogno sono gli stessi. Bisogna imporsi una lunga
e dura disciplina e l’anima dopo, e nei momenti di sosta, sarà più leggera, più tenue,
più chiara, più luminosa .
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In uno di questi momenti d’aridità rivede, nel giugno ’17, finalmente libero dalla
Tripolitania, Roma luminosa, dov’egli era fiorito.
Mia vita, mia vita, perchè? Un tempo cantavano tutte le fontane, e odoravano
tutti i rosai.
Un tempo la luce splendeva per me, e da tutte le cose sprigionava parole, parole
di gioia, parole d’avvertimento, parole profonde, e strane, – sprigionava per la mia
anima assorta.
Una musica infinita e sommessa cantavano tutte le cose per me solo – ed io tende-
vo l’anima per riconoscerne le note – per ripetere dentro di me quella infinita musica
io tendevo l’anima sola.
E ora? Ancora cantano le fontane e i rosai, cantano i cieli e le mille voci sommesse
della terra.

