Page 176 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze 127
risultato non è mancato, ma certamente non è controllabile da noi. La sofferenza,
l’abbandono dell’egoismo in tutte le sue forme, l’abnegazione quale corrente di sa-
crifizio e di bene, che ha travolto il mondo pur sotto forma di forza bruta, di istinti
sanguinari, di crudeltà incosciente, non sono comunemente considerate come forze
rinnovatrici dei popoli; ma secondo me bisogna cercare in esse l’intima e profonda
ragione di questa guerra .
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Questo sentimento forte e malinconico gli ribalena in una visita ad un cimitero di
guerra sull’altipiano d’Asiago.
Stamattina sono stato in un piccolo cimitero nel quale sono seppelliti morti
italiani e austriaci. C’è un colonnello valorosissimo che comandava la brigata Sas-
sari l’anno scorso e c’è un cadetto cannoniere austriaco. Le tombe sono vicine. Ho
avuto più forte del solito l’impressione che tutti combattiamo per un’unica ragione
che sfugge alle masse e che è la medesima per noi e per i nostri nemici .
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Questo sentimento di comunione umana, lo provava anche interrogando un diser-
tore austriaco.
Ieri sera si è presentato un disertore e stanotte l’ho interrogato. Ha tre bambini
piccini e la moglie gli è morta. Si leggeva nei suoi occhi una profonda desolazione,
quasi avesse perduta la speranza che un’altra anima umana potesse capire l’animo suo
addolorato .
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E davanti a un reparto d’alpini skiatori s’abbandona a una poetica fantasia.
Gli alpini vestiti di bianco, con le loro facce rudi e scure, che scivolavano lungo la
distesa di neve, m’hanno fatto una bellissima impressione. Mi son sembrati più dei
marinai che dei soldati. I loro occhi che hanno guardato a lungo i campi intermi-
nabili coperti di neve mi facevano pensare agli occhi dei marinai che a lungo hanno
guardato il mare infinito .
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Disapprova la costituzione dei reparti d’assalto; per l’«idea della ricompensa dopo
l’azione, e dello stato di entusiasmo da crearsi nel soldato prima dell’azione» . Per que-
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sta implacabile esigenza si tormentò nell’ultimo periodo della sua vita.
Ritornato in linea, dopo la grave ferita, nell’autunno ’16, soffrì per il malinconico
tramonto della cavalleria nella guerra moderna.
È triste che tutta l’arma debba vivere all’infuori del grande sconvolgimento; che
noi si debba essere costretti a fare una vita oziosa e stupida di villeggiatura, a confinare
l’orizzonte delle proprie aspirazioni alle code dei cavalli, alla pulizia delle bardature ed
al massimo a formare coscienze militari a gente che forse non potrà combattere, mentre
gli altri combattono, soffrono, imparano a soffrire, si ritemprano .
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Prestò servizio come ufficiale di collegamento presso la brigata Catanzaro, e presso
un comando di divisione.

