Page 175 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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126 Momenti della vita di guerra
sua morte si trovarono nei suoi taccuini degli austeri moniti a se stesso. «Ubbidienza al
dovere interiore» . «Perché non vai in fondo alla tua esperienza?» . «Applichiamo tutto
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al momento presente» .
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Aveva un desiderio ardente d’uscire dal castello d’Atlante della sua condizione privi-
legiata, e viver la vita semplicemente, direttamente, duramente.
Sono giudicato un ricco fortunato che vive e vivrà fuori della vita, mentre l’unico
mio desiderio sarebbe quello di viverla e di far ciò nel modo più duro e più reale per
conoscerla realmente. Quelli che hanno dei mezzi sono sempre giudicati – e forse a
ragione – dei parassiti o quasi, incapaci di un giudizio sulla vita. È una cosa che mi
dispiace: e il dispiacere si deve trasformare in sprone a viver la vita veramente e a far
bene, in ogni momento .
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Frequente è in lui l’atteggiamento di chi ha responsabilità e doveri maggiori. Guarda
i soldati e gli umili con un’amorosa preoccupazione, come povere creature disperse a cui
bisogna dare protezione, sicurezza, un più alto senso di dignità.
Nell’imminenza di un tentativo pericoloso così rappresentava i suoi soldati.
(28 giugno ’15). Ecco i soldati – tranquilli e silenziosi – si riuniscono e si muovo-
no; e non sanno dove sono diretti, né che azione devono compiere. Tutti ubbidienti,
tutti disciplinati; e questa ubbidienza e questa disciplina sembrano inculcate dall’e-
sercito al paese, e dal paese all’esercito, meravigliosamente .
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Ufficiale di collegamento studia l’animo d’una brigata in linea e si compiace.
… finalmente mi è riuscito di potermi avvicinare alla guerra e di potere meglio
capire le sofferenze dei nostri soldati e l’animo del nostro popolo, che deve tanto
soffrire e che pur di giorno in giorno migliora .
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E prima, quando, rimasto gravemente ferito al polmone in un tentativo di taglio dei
reticolati, per cui s’era offerto volontario, aveva dovuto passare la lunga convalescenza
a Palermo, si era dedicato, ancora invalido, al problema della rieducazione dei mutilati.
Certamente, sormontate le prime difficoltà materiali, sorgono altre difficoltà sen-
za dubbio maggiori, se si desidera l’andamento perfetto dell’Istituto dal punto di
vista morale. Ma credo che, lavorando con buona volontà, si possa ottenere moltissi-
mo, perché il mutilato ha grande fiducia quando si accorge che si è in grado di dargli
un aiuto efficace: e la fiducia è la base dell’educazione .
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La guerra ha per lui un significato morale ben più che politico e solo come espe-
rienza morale potrà fruttificare per l’umanità. La guerra potrebbe chiudersi anche senza
risultato politico:
però, se consideriamo la guerra come agente morale sulle nazioni e sopra tutto
sugl’individui, e non consideriamo il lato politico della questione, vedremo che il

