Page 174 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze 125
Ignazio di Trabia (il secondogenito del principe Pietro) era ufficiale di complemento
di cavalleria allo scoppio della guerra libica. Per partecipare a quella guerra, s’adattò a
frequentare il corso d’ufficiale effettivo (poiché solo gli effettivi venivano inviati in Li-
bia): e partì. Nel distacco dalla famiglia gli rimasero impressi gli occhi «pieni d’invidia»
del fratello minore Manfredi .
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I mesi di Libia passaron fugaci: furon più desiderio e aspirazione di nobili prove che
piena azione. Poté solo partecipare al combattimento di Zanzur.
Continuò il servizio in Italia, e nel giugno ’14 dovette caricare per le vie di Roma la
folla durante l’ignobile settimana rossa. Ne riportò un disgusto profondo. Scriveva:
È stata un’ora proprio brutta per tutta l’Italia, e ce ne dobbiamo tutti rammaricare.
Il Paese ha dato uno spettacolo addirittura incivile. Non è stato uno sciopero dettato
o giustificato da ragioni economiche o politiche; è stata invece la sollevazione di tutta
la teppa sovversiva, il risveglio e l’esplosione degli elementi infimi e più immorali della
popolazione… È stata una mattinata veramente movimentata, ma che mi ha lasciato
come un gusto amaro in bocca. Quello che non mi è stato dato di poter fare contro il
famoso Arabo-Turco, l’ho dovuto fare per le vie di Roma .
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Sopraggiunta la grande guerra diventò aviatore. Conobbe tutti i rischi dell’aria. Una
volta, mancatagli la benzina, cadde in mare. Aveva già segnato sulla tavoletta della carta
topografica l’ultimo saluto per la madre, quando una torpediniera italiana lo salvò .
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Dopo circa tre anni di aviazione stava per ritornare alla sua arma, quando sopravvenne
Caporetto.
Visse tutta la passione di quei giorni: i campi d’aviazione in fiamme, l’avvilimento
della rotta, la confusione dell’esercito spezzato. Lo prese un impeto di disperata ribellione
al destino e alla vergogna, e salì su di un aereoplano da bombardamento che si levava in
volo sul nemico, senza che gli toccasse per turno. Aveva il presentimento e il desiderio
della fine. Prima di salire sulla carlinga vergò poche parole di testamento.
Se dovessi morire facendo il mio dovere, desidero che non si pianga la mia sorte.
L’ultimo mio pensiero sarà d’affetto per mia madre, per mio padre e per tutti i miei
cari, sarà di speranza e di fede per la patria.
Credo in Dio.
Desidero che il mio assegno mensile continui ad esser corrisposto alle famiglie
povere dei richiamati e dei morti in guerra e che si pensi all’avvenire del mio bravo
attendente Rolli .
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Non ritornò più. L’anno seguente, dopo lunghe ricerche si trovò la sua tomba nel
territorio che era stato occupato dal nemico.
Il fratello minore, che lo aveva veduto partire con invidia verso la Libia, questa
volta era in linea, ufficiale di cavalleria. Era uno spirito raccolto e profondo. Dopo la

