Page 219 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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170   Momenti della vita di guerra

             sono piccoli perduti nello squallore della terra: è tanto tempo che ci sono, che oramai son
             tutt’una cosa con la terra. I secoli si sono succeduti ai secoli; e sempre questi branchi di
             uomini sono rimasti nelle stesse valli, fra gli stessi monti: ognuno al suo posto, con una
             agitazione e un rimescolio interminabile che si è fermato sempre agli stessi confini…
               La guerra è passata, devastando e sgominando; e milioni d’uomini non se ne sono
             accorti. Son caduti, fuggiti gl’individui, ma la vita è rimasta, irriducibile nella sua
             animalità istintiva e primordiale, per cui la vicenda del sole e delle stagioni ha più
             importanza che tutte le guerre, rumori fugaci, percosse sorde che si confondono con
             tutto il resto del travaglio e del dolore fatale nel vivere .
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             Dopo millenni la guerra si ripete: là dove combatterono i barbari torna a combat-
          tere il nuovo popolo tedesco, con vicenda assidua e monotona. E anche se l’Italia non
          interviene, che monta? Che sono pochi anni con la vita di un popolo? Non è volontà di
          vivere anche la sua pigrizia?

               E l’Italia resta. Non finisce, non muore; anche se sembri ora esclusa dal dramma
             immenso, sorda al richiamo del suo destino, abbandonata come un pezzo di legno
             morto fuor della corrente della storia…
               Soltanto, la debolezza di oggi può esser la virtù di domani. Questa quasi animalità
             sorda e irriducibile, che esaspera oggi e contrasta le nostre coscienze agitate, è forse
             una delle forze sostanziali, è la realtà della razza: che esiste e resiste, cresce, si espande,
             si moltiplica con spinta istintiva…
               Questa Italia esiste; vive; fa la sua strada. Se manca oggi alla chiamata, risponderà
             forse domani, fra cinquanta anni, fra cento e sarà ancora in tempo. Che sono gli anni
             a un popolo?…
               Forse il beneficio della guerra, come di tutte le cose, è in se stessa, un sacrificio
             che si fa, un dovere che si adempie. Si impara a soffrire, a resistere, e a contentarsi di
             poco, a vivere più degnamente, con più seria fraternità, con più religiosa semplicità,
             individui e nazioni, finché non disimparino…
               Ma del resto è una perdita cieca, un dolore, uno sperpero, una distruzione enor-
             me, inutile .
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             Eppure queste argomentazioni razionali non arrivavano a serenarlo, a frenare un’an-
          goscia e un sospiro.

               Esso è mio. È il mio essere, che non posso cambiare; e non voglio. È la parte
             più oscura e più di me stesso. Quando tutto il resto se n’è andato, questo solo mi è
             rimasto. Scontentezza, angoscia, spasimo; e la mia vita di questo momento. Adesso
             ho capito. Ho potuto distruggere nella mia mente tutte le ragioni e i motivi intellet-
             tuali e universali, tutto quello che si può discutere, dedurre, concludere; ma non ho
             distrutto quello che era nella mia carne mortale, che è più elementare e irriducibile,
             la forza che mi stringe il cuore. È la passione…
               … angoscia viva di questo momento. Perché non siamo eterni, ma uomini; e
             destinati a morire. Questo momento che ci è toccato, non tornerà più per noi se lo
             lasceremo passare.
               Non abbiamo paure né illusioni. Non aspettiamo niente. Sappiamo che il nostro
             sacrificio non è indispensabile…
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