Page 220 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze 171
Non ho altro più da pensare. Questo basta alla mia angoscia; questo che non è un
sogno o un’illusione, ma un bisogno, un movimento, un fatto; il più semplice del
mondo. Mi assorbe tutto nella sua semplicità; mi fa caldo e sostanza.
Fede è sostanza… No. Fede è una parola che non mi piace, e quanto a cose sperate
non ne conosco .
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Ma, ridotta la cosa in tali limiti, fuori dal suo significato politico-nazionale, e dalla
luce della razionalità, delle fedi e delle speranze, il desiderio di guerra diventava amore
d’avventura, voluttà d’un gioco rischioso. Al più poteva invocare una più compatta
solidarietà nazionale.
Ma io vivo in un altro luogo. In quell’Italia che mi è sembrata sorda e vuota,
quando la guardavo soltanto; ma adesso sento che può esser piena di uomini come
son io, stretti dalla mia ansia e incamminati per la mia strada, capaci di appoggiarsi
l’uno all’altro, di vivere e di morire insieme, anche senza saperne il perché: se venga
l’ora .
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Senza saperne il perché! Nel critico raffinato, nell’uomo così pacato e signorile viveva
l’Ulisside. E visse la guerra, nei brevi giorni che gli fu consentito di farla, con «curio-
sità», anche se a poco a poco essa tendeva a divenire più austera. Avviandosi verso le
trincee, egli scriveva:
Ho perduto un poco il gusto di tutte quelle cose leggere, in cui mi piaceva tanto
di perdermi, giorno per giorno, senza cercare nessuno scopo e nessuna giustificazio-
ne altro che la mia voglia e curiosità e il piacere o il fastidio del minuto fuggitivo,
il desiderio sempre stanco e sempre rinnovato. Non prendo certo le cose sul tragico
neanche oggi e le guardo sempre tutte con lo stesso sorriso che non credo si cambierà
molto davanti agli shrapnells; ma insomma qualche volta mi viene in mente che le ore
di questi giorni non torneranno più, e molto probabilmente saranno anche le ultime;
e allora mi pare che le cose del mondo cambino un poco d’aspetto e di sapore e, senza
essere affatto malinconico, mi piace molto essere sciolto da desideri sottili, e solo per
pensare a tante cose a cui per lo più non si pensa .
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Pochi giorni prima di morire osservava:
La faccia della guerra, quando la fissi da vicino e senza veli, non ti mette voglia di
chiacchierare… .
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Tuttavia l’ansia di curiosità era vivissima e doveva suggellare anche la sua morte. Il
20 luglio, sul Podgora, benchè i soldati esperti della linea tentassero di dissuaderlo, volle
sporger la testa dalla trincea. Una pallottola in fronte lo fulminò. E con lui fu distrutta
una speranza delle lettere italiane.

