Page 225 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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VIII. La guerra sofferta
















          O per continuità col Risorgimento e per la mira di completare l’unità territoriale d’Ita-
          lia, o per instaurare una più alta giustizia fra i popoli, o per rinsaldare la compagine della
          nazione ancora rilassata e sofferente degl’insuccessi di Custoza e d’Adua, o per bramosia
          di potenza, o per irrequieta smania di cose e d’esperienze nuove, nel 1915 il fiore della
          giovinezza desiderava la guerra, la grande prova. E sosteneva i giovani l’intellettuale
          speranza di dominare e di contenere l’esperienza nuova entro i quadri dell’esperienza
          storica precedente ed entro i postulati e i concetti formatisi nella seconda metà del seco-
          lo XIX: sì che la previsione e l’orientamento spirituale mitigassero la prova. Ciò invece
          non fu. L’esorbitanza dell’opera in atto dal concetto primo sempre errato di prospettiva
          e di proporzioni (e guai se così non fosse ché la previsione paralizzerebbe le audacie
          e le volontà), l’esorbitanza comune a tutte le intraprese umane, nel caso della guerra
          raggiunse tale ampiezza, che quella generazione fu come travolta dagli eventi suscitati.
          Aveva voluto la tragedia:

                                    disse Dio: qual chiedete sarà.

             Il dominio intellettuale dei fatti, che avrebbe reso la prova consimile alle prove dei
          reucci delle fiabe o alle prove d’iniziazione nelle sette, mancò. Ci si trovò di fronte alla
          terra incognita. La tragedia fu tragedia: urto contro forze inesorabili. Chi aveva sperato
          che la grandezza degli eventi riverberasse un raggio di gloria sulla propria persona, e
          aveva avuto la brama del «fare la storia», chi nella guerra aveva sperato un più incisivo
          mezzo d’azione, quasi che la mitragliatrice o il cannone potessero potenziare il volere,
          si trovò smarrito nella moltitudine innumere, senza rilievo d’azione personale, simile
          in tutto alla cartuccia e al proietto, che le mitragliatrici e i cannoni consumavano con
          insaziata fame, munizionamento umano della guerra. Per reggersi dovette piegarsi con
          più umile dedizione, con abnegazione assoluta.
             Nella vigilia si era parlato di prova; ma si contemplava sempre in isperanza la gran-
          dezza della patria, già fuori della prova. Nella guerra invece la prova fu la realtà: la spe-
          ranza parve allontanarsi infinitamente. In momenti terribili si visse l’agonia della patria
          per l’audacia dei figli. Si visse l’orrore della strage e della morte fino al limite in cui la
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