Page 229 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
P. 229
180 Momenti della vita di guerra
della guerra notturna del primo anno. Un bombardiere così descrive al padre il San
Michele prima dell’agosto del ’16.
(18 luglio ’16). Durante il giorno qualche raro colpo di cannone, ricorda che a
pochi passi ci sono gli austriaci. I soldati lavorano o dormono. Si parla a bassa voce.
Dinanzi a noi, per le feritoie brevi, non si vede nessuno. Ma appena le prime om-
bre della sera trascolorano le cose, non appena ci si sente soli nel buio, comincia la
lotta. Echeggia una fucilata, un’altra risponde. Il fuoco si accende lentamente sulle
linee, diventa sonoro. Le mitragliatrici, sospettose, lanciano raffiche brevi in varie
direzioni, come un cane assalito da molti, che si difenda. Poi lentamente il bosco si
riaddormenta. Un razzo sale nell’aria rapido, s’accende, risplende, ricade lentamente
tra gli arbusti bruciacchiati con un bagliore accecante. Poi d’un tratto ricomincia
la musica: si sentono fischiare le schegge delle bombe a mano, si sentono arrivare i
grossi barili carichi di esplosivo, che gli austriaci lanciano su di noi. Il maggiore di
fanteria ordina dal telefono di far finire tutto quel fracasso. Brevi ordini: si dà fuoco
alle micce; i piccoli mostri abbaiano con furore, s’impennano e scuotono le piazzole
tenaci. Sette otto bombe nel focolaio irrequieto, e gli austriaci capiscono che è me-
glio non continuare. Poi, ad oriente, imbianca lentamente; un tenue bagliore d’oro
sorge dal fondo; gli alberi incominciano a perdere le loro forme paurose; i fantasmi,
che rendono le veglie angosciose, scompaiono; le fantasie tormentate si acquietano.
Il chiarore si spande sulle cime: poi, a poco a poco, toglie ai valloni sottostanti il
loro colore d’abisso. Tutto tace di nuovo, i soldati si addossano al muro delle trincee,
cominciano il loro breve sonno .
14
La linea fra il Sabotino e il Podgora nell’autunno del ’15 rivive in una lettera del
Battaglia ad un suo professore:
(10 settembre ’15). Da dodici giorni mi trovo in guerra, sbalzato dinanzi ad una
realtà formidabile. Ne ho ancora gli occhi pieni di sbalordimento, e l’anima ancor di-
latata in un respiro fumoso tempestoso squallido, che la incava d’angoscia. Sono qui
in una vita spaventosa di trincea, a centosettanta metri dagli austriaci. Ne udiamo le
voci, ne ascoltiamo le ingiurie, le grida festose, le musiche. Suonano le fisarmoniche,
scandono con un ritmo gutturale certe tarantelle grottesche, bestiali: e ci invitano a
melodiare. Debbono sentirsi gonfiare il cuore d’un vago desio di melodia italica: gIi
è che se noi suonassimo una di quelle sentimentali canzoni che inebriano il nostro
popolo, ci ascolterebbero ebbri, ma ci pagherebbero poi con qualche micidiale gra-
nata. Perciò le nostre trincee traboccano di silenzio. A notte, quando la paura invade
il nemico che senza tregua spara fucili e mitragliatrici e razzi luminosi, i nostri soldati
seguitano a rispondere con un forte silenzio. Ho passato due notti consecutive in
trincea, a pena giunto, poi tante altre sotto le stelle che mi versavano musicalmente
nel cuore la nostalgia della casa remota, sotto la pioggia che m’immollava fino alle
ossa e mi riduceva un solo mucchio di cenci acquosi e fangosi. Che impressioni,
mio Dio. Eppure dormivo, a tratti seduto sulla terra fredda, immerso nell’acqua
e nel fango, mentre i razzi nemici sbiancavano fantasticamente le nostre trincee, e
senza tregua le palle si schiacciavano freddamente, contro le masse coprenti. Il giorno
accennato da Cadorna, in cui gli austriaci cambiarono le loro milizie, patimmo un
bombardamento spaventoso: per qualche ora vivemmo sotto una pioggia di ferro e
di fuoco. Certi tratti di trincea eran piene di ferro: le granate scoppiavano talvolta sui

