Page 311 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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262 Momenti della vita di guerra
Un contadino siciliano semi-analfabeta riman più turbato per la morte della
vacca che per quella di una sua bambina: situazione che ricorda una famosa novella
del Verga.
Non mancano le lettere anonime destinate a mettere l’inferno nel cuore dei poveri
assenti, il cui spirito è già in allarme per le notizie sullo sconvolgimento dei costumi
apportato dalla guerra, e turbato da dubbi e talora da crudeli certezze. Sullo sconvol-
gimento dei costumi è curiosa una relazione inviata a un prigioniero emiliano da un
amico.
(Bologna – Mauthausen). Giacchè vuoi sapere della nostra cara Italia ecco qui
qualche parola.
1. Cosa: Tutte le ragazze senza amante.
2. Le donne di maleffare senza lavoro.
3. Giovani di 15 anni costretti avere otto dieci ragazze.
4. I divertimenti sono meno.
5. La nazione in lutto. In modo tale che tutto è quieto, perché ogni buon cittadi-
no che abbia buon senso che abbia idea di nazionalismo pensa ai fratelli in pericolo
e lascia il divertimento e tutto. Io che sono di tua idea sono malinconico e penso al
destino della nostra grande Italia .
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Non mancano le lettere dei disertori, dominate da codardia cinica , e non mancano
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i documenti pietosi e quelli di gentilezza umana, come la lettera della povera donna di
Monfalcone, fuggiasca sotto i fuoco della artiglierie o l’episodio del figlio del prigionie-
ro austriaco.
(Aquileia – Pola). Carissimo Marito Col di piu ti facio sapere la mia partenza ter-
ribile da monfalcone a Nacveleia [Aquileia] cavali non si podeva trovare sice [sicchè]
siamo vinuti cola nostra armenta [mucca] bianca sice fino firi di starasano [Staran-
zano] sono dada bene poi scominciva le grenade Cascare per la strada la armenta
spaurida non voleva più andare avanti e le granate cascavano a torno di noi ce era
come ulcano atorno di noi.
Carissimo Marito ti pol macinarti ce gran spavento ce vemo cipa [ciapà-preso] go
ben siga [sigà-gridato] aiuto mio Dio Maria santissima go siga fino che vevo [che ave-
vo] fia [fiato] non aver riparo di salvarsi poi militari mi ga pilia i bembini in bracio e
li «ga» portati «a» lospidale di Crocierosa e mi drio. Carissimo Marito li miga trata sai
ben e poi liga mina en altomobile a sancasano [San Casciano] e tuo padre detro cola
armenta. Carissimo Marito vemo riposa giorno a sancasiano e le granate le fisciava
par sora de noi poso ringriar [ringraziar] al Dio Maria Santissima che siamo rivadi
sani e salvi Carissimo marito gotrova la mia mama e cosi scrivigi i miei fratelli ce la
mama se con mi in Nacveleia e padre in italia ma non si sa in ce cità .
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(Senza indicazioni). Negli ultimi giorni facemmo una passeggiata; strada facendo
ci seguì nel vicino villaggio lungo la via polverosa un ragazzotto sui dieci anni. Chie-
stogli che cosa volesse rispose che suo padre era prigioniero in Italia. Evidentemente
il povero ragazzino credeva che noi andassimo in Italia e seguiva le nostre tracce per
raggiungere suo padre. Questo fatto ci commosse assai. Facemmo tra noi una colletta

