Page 309 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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260 Momenti della vita di guerra
Un lamento consimile levava la moglie d’un italiano prigioniero in Russia.
Ma chi diceva mio Carro un giorno che si troveremo cossì lontani un del’altro och
no mai lo avesse apensato telo giuro Marito mio ti recordi tesoro mio quando mi
dicevi a Trieste che per le vendeme riverai acassa in Vecce sono pasati due e ancora
siamo così lontani un dell’altro e penso almeno che mi potesse dare questa grazia
il mio Carro dio che potessi venire acasa per coparmi il porceo e che lo potessimo
agodere insieme .
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Le grandi solennità, sopra tutto il Natale e la Pasqua, ridestano le nostalgie lontane,
di tepore familiare.
(Uividek - Codroipo). 25 dic… io ricordo laniversario come ero contento frame-
zo la mia tanto sospirata famiglia che niente mi mancava, e con dipiù ero framezo
che mi voleva bene e che tutto il necessario io avevo Genitori Genitori quante volte
io vi chiamo tutte le notte io vi sogno emipare proprio vero ma tutto invano le mie
fraciele mie lusioni, mi svegli e mi trovo framezo altra gente .
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Insieme col desiderio della famiglia in molti si ridestava il ricordo e il desiderio delle
«sbornie» solenni con cui si consacravan le festività in paese. Come compenso fanta-
sticavano la gioia del ritorno e della pace in un’aristofanesca baldoria; e dànno incarico
di mettere in riserva il vino buono della vendemmia. Uno ne vuol riserbati per sé due
interi ettolitri !
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Questi erano i sogni, ma la realtà assillante era la fame. Essa occupa il posto cen-
trale in queste corrispondenze di prigionia. Tutte le sfumature nell’esprimere questa
sofferenza lunga e incessante! Lo scherzo un po’ amaro del soldato siciliano che dice ai
suoi d’essere dimagrito, mentre «compare Caloriu Pitittu» cresce e ingrassa, diventa uno
scherzo doloroso livido, nella lettera di un piemontese:
(Mauthausen – San Giorgio di Susa). Caro A. mi parlava di quella simpatica
bambina diteli che io le già 9 mesi che sono maridato ho preso una donna che si
chiama la fame, e le granda e grossa come la fame .
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Invocano pane, pacchi, denaro dai familiari. Quando i soccorsi non arrivano, incol-
pan d’incuria la famiglia, e la nota avarizia contadinesca.
Un pugliese si sfoga amaro.
(Ungheria – Modugno, Bari). Dunque la mia vita la trascorre sempre con affan-
ni, però dipende dalla vostra trascoratezza di non madarmi le richieste fatti. Sette
mesi son prigioniero a dire mandatemi pane è moneta, ma niente si vede, credo
che arriverà prima il giorno del Giudizio e dopo le mie richieste. Voi mi volete
aiutare con la bocca, ma non con i fatti, mi tenete a bocca dolge premettendomi
oggi e domani mi fate vivere con speranze date rette alle persone ma non al proprio
sangue, però compatisco la vostra ignorantità, ma nello stesso tempo mi arrabbia
di un modo tale che non sò spiegare il perché perciò ultima volta che lo dico, se

