Page 56 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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Il retaggio dei morti 7
parenti dovevano suggerire attenuazioni e reticenze; o boria e vanità potevan far esa-
gerare. Non solo: ma chi assicura che anche il tono forte ed eroico non sia spesso una
posa, e che l’idea della futura pubblicità non alterasse e abbellisse? Infine, le lettere
che si possono studiare, sono le lettere delle persone colte, degli ufficiali sopra tutto;
quelle dei soldati sono in massima parte disperse: e là dove le possediamo sono di soli-
to schematici notiziari per le famiglie , e non possono per ragioni estrinseche, e anche
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per intrinseca incapacità d’espressione letteraria, documentarci l’anima del soldato:
eppure l’esercito si componeva di soldati, oltre e ben più che di ufficiali».
Ho riflettuto a lungo su queste difficoltà del procuratore del diavolo, e pur regi-
strandole – come si deve far sempre con le richieste del procuratore d’un personaggio
di tanto riguardo – quali momenti di controllo critico da esercitare caso per caso, do-
cumento per documento, come monito contro il generico, ho trovato tuttavia che la
tesi scettico-pessimistica sia da respingere. Essa infatti è fondata su di un inadeguato
concetto della storia, come di qualcosa che nasca dalla meccanica agglutinazione dei
documenti, i quali riuniti insieme dovrebbero darci una lunga pellicola cinematogra-
fica della realtà. Siamo in quella curiosa interferenza, frequente in questi tempi, fra
storia e cinematografia. Si dimentica persino che anche il dramma cinematografico ha
le sue soluzioni di continuità, il taglio, che determina i quadri. Da un punto di vista
strettamente storico, noi non possiamo trascurare una serie di documenti, perché non
sono la serie totale ed integrale. Ogni documento va scrutato per sé, e interpretato
e valutato per ciò che effettivamente significa, e per ciò che può porgere alla nostra
ricerca. D’altronde, ogni ricerca storica si compie scartando infiniti documenti che
per noi non hanno valore, e tenendo anche presente che ogni più ricco archivio è pur
sempre lacunoso e tendenzioso. Esiste, infatti, un archivio che non sia stato costitu-
ito a traverso una selezione di documenti, e di solito da parte degl’interessati? Chi
non sa che una notizia frammentaria sorpresa, una lacuna tendenziosa documentata,
svalutan talora centinaia di documenti concordi in senso contrario? La storia non è il
documento bruto, ma il documento ravvivato e inverto dalla critica, e collocato nel
suo giusto posto.
Tornando al nostro argomento, noi dobbiamo scrutare che cosa contenga questo re-
taggio dei morti. Il lavoro sarà inevitabilmente frammentario; ma solo ponendovi mano
si può iniziare la storia morale della guerra, che non sarà senza importanza per la storia
più strettamente militare. Una diffidenza preventiva contro questa serie di documenti
non sarebbe né giusta né umana, né sopra tutto ragionevole. Dovremmo presumere che
uomini che seppero ben morire, abbian rappresentato una parte dinnanzi alle madri, ai
padri, alle spose viventi nell’angoscia. Nella storiografia, il paventato errore agiografico
nasce non dal fatto che si studino documenti di valore ideale, invece della cronaca nera
della polizia, ma dall’acrisia dello storico che non sa discernere il sincero dal falso, il

