Page 105 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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                     Fig. 6 - Circolare n. 617 del 15 ottobre 1931, in GMU 1931, modello n. 8 -
                                         registro di protocollo

              conservazione e dello scarto ad altra parte del presente contributo.
                 La numerazione (§ 47)
                   «è una sola e progressiva per tutti gli enti, in cui si suddivide lo stesso
                   servizio, ed è stabilita dal capo servizio, il quale assegna a ogni ente di-
                   pendente quelle categorie che ciascuno deve trattare […] (par. § 49) una
                   volta stabilita la classificazione, più non devonsi arrecare modificazioni
                   sostanziali alla medesima, ma se durante l’anno l’esperienza dimostrasse
                   la necessità di aggiungere o sopprimere qualche categoria, ovvero di mu-
                   tare in categoria qualche specialità, per lo sviluppo che ha assunto, o può
                   assumere, il capo servizio è autorizzato a farlo. Egli dovrà però dichiararne
                   il motivo con nota da lui sottoscritta, la quale sarà annessa al protocollo».
                 La circolare precisava ancora che (§ 52) «man mano che si istituiscono
              nuove pratiche, si inscrivono sopra la tabella di riparto nelle categorie (al-
              legato n. 3).
                 a titolo esemplificativo era stata usata la tabella dell’ufficio di un ispet-
              tore amministrativo territoriale, organizzata in categorie e specialità con un
              codice alfanumerico. All’atto dell’impianto dei singoli fascicoli, sarebbe
              stato necessario riportarli nella tabella.
                 Proprio a proposito delle disposizioni sul titolario di classificazione, non
              sembra emergere un ordine tassativo da rispettare ma, seguendo l’esempio
              presente nell’allegato n. 3, era ritenuto sufficiente adattarlo alle esigenze
              secondo le disposizioni dei singoli capi servizio.
                 Se da un lato ciò offriva una certa autonomia gestionale della documen-
              tazione, dall’altro lasciava al libero arbitrio di questi ufficiali e funzionari
              la struttura del carteggio che non si poteva presentare omogenea né per i
              livelli gerarchici dei reparti, né per le armi, corpi, servizi e specialità che
              costituivano l’area tecnico-operativa dell’Esercito.
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