Page 302 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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            ta agli uffici del Comando Supremo e solamente per conoscenza all’inten-
            denza Generale. Tale lettera imponeva il versamento di alcuni documenti
            riferiti «alla radunata, alle dislocazioni iniziali, alle varie situazioni della
            forza a quelle operazioni che ebbero completo svolgimento alle perdite e
            ricompense» ed altro ancora. Si trattava dunque di tutelare unicamente i
            documenti dei vari uffici del Comando Supremo che progressivamente do-
            vevano essere versati alla sezione storica dell’archivio dell’Ufficio affari
            Vari unitamente ai diari storici tenuti dai medesimi uffici.
               in tale intervento, inoltre, si parlava espressamente di «questa prima e
            continuata raccolta» e non si tratta né del versamento di archivi, di fondi
            archivistici, di serie ad eccezione dei diari storici.

               invece, dopo un anno dall’inizio delle ostilità, la circolare 670 del 1°
            marzo 1916 intervenne sugli archivi dei comandi sino a quello di divisio-
            ne, imponendo l’alleggerimento dei medesimi con l’invio presso le sedi
            territoriali  dei  fascicoli  ordinari  e  riservati  che  «giudicano  non  doversi
            più richiamare o consultare». Diversamente, per le unità neocostituite che
            avevano sede occasionale di formazione, il tutto sarebbe stato inviato al
            Comando del Corpo di Stato Maggiore a Roma che aveva predisposto un
            locale allo scopo. La circolare confermava che «i diari storici coi relati-
            vi allegati, le comunicazioni periodiche riflettenti la forza, le tabelle delle
            perdite, le relazioni dei fatti d’armi etc. continueranno ad essere inviate al
            Comando Supremo».
               anche in tal caso, si nota chiaramente che l’obiettivo della circolare
            non era rivolto alla tutela della documentazione, bensì a semplificare le
            operazioni di gestione degli archivi correnti delle varie unità per le strette
            esigenze belliche, distinguendo ciò che doveva essere inviato al Comando
            Supremo per le contingenti necessità di documentazione corrente, peraltro
            senza dare alcuna indicazione dei documenti da preservare a livello locale.
               Con la circolare 601 del 1919, l’intervento iniziò a strutturarsi a guerra
            finita, individuando differenti tipologie documentarie da tutelare. Così, l’o-
            biettivo della circolare era proprio la «conservazione dei documenti della
            guerra e trasmissione dei relativi elenchi». L’obiettivo ambizioso tendeva
            ad «assicurare la conservazione di tutto quanto può riuscire utile alla do-
            cumentazione della Storia della nostra guerra», disponendo l’esame e un
            nuovo ordinamento dei documenti dei comandi mobilitati. insieme a quan-
            to aveva attinenza «alle operazioni di guerra, all’organizzazione difensiva,
            alla costituzione delle grandi unità e dei singoli reparti [dovevano essere
            tutelate anche] le pratiche inerenti alla istruzione ed alla disciplina delle
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