Page 372 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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               il  documento  preparatorio  alla  nascita  dell’Ufficio,  datato  30  marzo
            1965, metteva in evidenza che
                  «l’arma non cura la raccolta ordinata e sistematica degli atti più significa-
                  tivi della propria attività, sia ordinativa interna che d’istituto, talché mate-
                  riale di grande pregio, idoneo a documentare il travaglio di una costante
                  evoluzione intimamente aderente al divenire storico del Paese, va disperso
                  senza profitto alcuno».
               in effetti, c’è una evidente presa di coscienza che focalizza l’attenzione
            sulla perdita a carattere definitivo della documentazione prodotta dall’ar-
            ma. in tal caso, sembra già abbandonarsi la politica di acquisizione che
            conduceva l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e proiettata
            unicamente sulle operazioni di guerra e, poi in misura piuttosto limitata,
            sulle operazioni di mantenimento della pace.
               in effetti, il colonnello Martini aveva avuto alcuni incontri preliminari
            alla stesura del progetto di istituzione dell’Ufficio Storico, tra i quali  si
            segnala quello con il parigrado Sergio Longo, capo dell’Ufficio Storico
            dello Stato Maggiore dell’Esercito. la relazione che stese Martini dopo
            l’incontro avvenuto il 28 giugno 1965 riportava i documenti che affluivano
            periodicamente a quell’Ufficio e, dal punto di vista archivistico, si segna-
            lavano le memorie storiche che i corpi inviavano, le «relazioni di carattere
            operativo (campagne – guerre – ecc.); Diari e Memorie Storiche; Storia dei
            Corpi». Tale testimonianza è estremamente utile per comprendere come
            nel caso dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito la fase di
            acquisizione di fondi archivistici fosse di fatto conclusa con la presa in
            carico del fondo aFiS relativo al periodo di amministrazione fiduciaria ita-
            liana in Somalia. infatti Martini indicava che «dallo S.M.D. e dallo S.M.E.
            il materiale concernente determinate esigenze allorché esse perdono il sa-
            pore di attualità per rivestire solo interesse storico. (ad esempio nel 1960
            scaduto il mandato dell’italia nella Somalia, l’ufficio storico dello S.M.E.
            si è arricchito del materiale concernente la nostra missione in a.o. [sic]».
            Dunque le indicazioni espresse in quell’incontro ebbero anche l’effetto di
            orientare la raccolta documentaria dell’Arma che sarebbe stata costituita di
            lì a poco secondo criteri non molto dissimili da quelli enunciati poc’anzi.
               Secondo  la  visione  del  Comando  Generale,  non  era  significativo  in-
            tervenire sulla documentazione legata alla funzione di arma combattente,
            quanto piuttosto su di un ambito documentario che sino ad allora aveva
            avuto un peso modesto: le questioni ordinative e quindi di mutazione e
            riorganizzazione dell’organismo militare, nonché quelle più significative
            per la storia dell’istituzione stessa e per il Paese riconducibili al servizio
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