Page 147 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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LE ARMI  NELL\ CONQUISTA  DEL CONTINENTE A.\I"ERJCA:.'IO   l\ 3

        due anni dal viaggio dei "coloni", venga già varata una nave (l'India) in grado di
        raggiungere  l'Europa?
           Per quanto riguarda, infine, il problema del mecicciaco, la soluzione nelle zo-
        ne di influenza spagnola  fu trovata certamente  prima  che in quelle di  influenza
        inglese '  117 l.
           lndubbiamenre,  il  problema del lavoro coarto, della  schiavitù e della libertà
        deJJ'ind.ividuo cosc.irnì un nodo non semplice da sciogliere canto che al Nord durò
        fin dopo la  merà del XIX secolo con una guerra di me~o. Dalle disposizioni "'libe-
        rali""  della  regina Isabella alle decretazioni papali, l'argomemo fu  trattato ampia·
        mente con le motivazioni e gli sccitti di peosarori di ogni epoca a pattire da Ariscorele.
        Zavala ne fa u.n'ottima analisi nel suo Il pensiero politico nella conquista, recentemente
        ed.iro  in  lralia.
           Analizz.ando l'azione della Chiesa e delill Monarchia spagnola, si può riscon-
        trare che  mai  vi fu  una volontà distruttiva programmata e sisremarica, come più
        tardi si  poté invece riscontrare nella colonizzazione anglosassone del Nord America.
           Come accenna Cillud.io Finz.i, ciò può essere verificato con la lerrura dei doc.u·
        menti  vatican.i  che  interessano I'Amt:rica (l I8l_
           La stessa interpretazione della lnter Coetera, che si  vuole riferire all'evangeli2·
        zazione delle nuove ter:ce, è stata incesa come "atto di concessione politica compiu-
        to secondo vecchi  presupposti della  teocraz.ia  medievale,  per i quali  il  Pontefice
        era signore supremo di curra la terra, con didero di fare e disfare i re e di attribuire
        regni  e paesi secondo la  sua volontà".
           Forse proprio da quesro documentO hanno origine le  dlspure sulla dottrina
        dello StatO di Francisco de Vitoria, Domingo de Soto, Luis de Molina, Francisco
        Suarez, Bartolome de la Casas e Juan Ginés de Sepulveda (ll9l.

        Civilrà

           Ci si può chiedere perché un gruppo di europei riuscì ad imporsi ad un po·
        polo, ad una  "presuma civilrà".
           La  risposta  può essere semplice qualora si  vogliano vedere gli avvenimenti
        da un~ certa distanza ma si  può articolare io una moltitudine di analisi qualora
        si  voglia  enrrare nei  derragli delle singole circosrao2e.
           lndubbiamenre,  la civiltà europea era arrivata ad un pumo rale  che non le
        armi  ma l'uomo ebbe il sopravvenro.  L'uomo del  Cinquecenco, con le sue luci e
        le sue ombre, era decisamente superiore al nativo, prigioniero d.i  una civiltà arcai-
        ca dove gli strumenti del pratico avevano raggiumo u.n'adeguata forma d.i ucilizza-
        zione,  ma quelli del  raz.ion;~.le erano fermi aJJ'erà della pietra. Una civilrà, Ja sua,
        che non pareva non essere in declino, o per lo meno se02a speranza di raggiungere
        gli spa.zi di un "vissuto'" proprio del mondo europeo e, allora, del vicino Or_ieme.
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