Page 28 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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               Ciononostante, le trasformazioni che hanno comportato le conquiste dell'Ot-
           tocento e le guerre del Novecento hanno marcato l'intero teatro geopolitico del Me-
           diterraneo  tricontinentale.
               Anzitutto per la forza espansiva delle ideologie occidentali, dei processi di mo-
           dernizzazione e di nazionalizzazione subiti dal bacino Mediterraneo durante tutto
           il secolo. Poi perché il loro crollo ha provocato una reazione fondamentalista. Infi-
           ne perché i rapporti quantitativi di forza stanno mutando a causa dei differenziali
           crescenti nei tassi di sviluppo demografico fra  la sponda Nord e quella Sud, con
           le  sue ripercussioni  sui  flussi  migratori.
               Questa  contraddizione  fra  diversità  storico-culturale  e  avvicinamento
           economico-commerciale e migratorio, lascia quindi spazio allo stabilimento di mol-
           teplici forme di comunicazione provvisoria, e forse superficiale, ma spesso anche
           più stretta (quando le migrazioni diventano sistematiche e permanenti) che tendo-
           no  a  modificare la  relazione  Nord-Sud  nell'intero  bacino.   ·
               In particolare torna d'attualità la prospettiva di un ruolo prioritario assegna-
           to all'Italia a seguito dell'evoluzione dei rapporti con l'Est e il Sud del teatro medi-
           terraneo.  L'angolo  d'incidenza geostrategica,  centrato sulla  Puglia,  la  Calabria e
           la Sicilia, il significato di questa proiezione estremo occidentale verso l'Est e il Sud,
           l'allontanamento progressivo della Grecia e della Turchia dall'Europa verso i Bal-
           cani e/o verso l'Oriente, fanno  pensare ad una nuova fase di presenza internazio-
           nale tutta da inventare fra l'Italia e la sponda Est e Sud del Mediterraneo, sia nel
           quadro delle  alleanze  (come  nel  caso  della  Bosnia)  sia  autonomamente.
               Di qui l'iniziativa della Partnership for the Mediterranean (PFM) che dovreb-
           be suggerire la necessità di' mantenere una difficile,  ma  non impossibile, linea di
           comunicazione  diplomatica  e  di  sicurezza  fra  la  sponda  Nord  e  quella  Sud.
           La sponda Sud è infatti la  chiave degli  oceani  e del maxicontinente antico  (Suez
           per  l'Indiano,  Gibilterra  per l'Atlantico,  gli  Stretti  per Eurasia).
               Questa iniziativa italiana, in ambito NATO ha lo scopo di compensare l'ana-
           loga spinta dell'alleanza verso Est con la PFP e le ipotesi di allargamento e inclusio-
           ne  di  alcuni  Stati  dell'Europa  Centro  Orientale  nel  perimetro.
               Essa nasce altresì dall'esigenza di diminuire la perifericità del bacino nel qua-
           dro della dottrina strategica e militare dell'Alleanza che ha sempre assegnato al Fianco
           Sud un ruolo minore, e diverso rispetto al Fronte Centrale (e Nord), anche in ter-
           mini di  concetti e principi (aeronavale e teatri terrestri staccati fra  di  loro) oltre
           che geopolitici (la sponda Sud non rientrava nel campo difensivo dell'Alleanza ai
           sensi  del  trattato di Washington).
               Di qui la casualità e la  saltuarietà  degli  interventi,  la  distrazione  frequente
           degli attori maggiori, ma anche la reattività improvvisata alle emergenze, ma senza
           che  ad essa  corrispondesse poi  quanche  iniziativa  coordinata e permanente.
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