Page 357 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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ATTUALITÀ  POLITICA  E STRATEGIA  DEL  POTERE  MARITTIMO  NEL  MEDITERRANEO   343

          La Turchia che attende da tempo-la sua associazione alYU nione Europea, ha
      però ora una dose di imprevedibilità dopo l'accesso al governo del partito fonda-
      mentalista islamico lontano dalla concezione laico-kemalista dello Stato e dal rap-
      porto di identità coll'Occidente europeo, nonché per la questione curda che l'Unione
      Europea vorrebbe vedere risolta  prima di  dare luce verde all'ingresso  di Ankara
      in Europa, ma che ha in sé l'innesco di una crisi più grave per le delicate e perico-
      lose interconnessioni che il problema ha con i confinanti Iran e Iraq. Senza contare
      le  conseguenze dell'influenza che la Turchia ha acquisito verso l'Azerbaigian e il
      Turkmenistan, regioni orfane della scomparsa Un ione Sovietica. Tutto ciò non può
      non influire sul settore sud-orientale della NATO, sulla situazione del Medio Oriente
      e anche  sull'area  dell'Egeo.
          L'arcipelago dell'Egeo ha una importanza strategica fondamentale, ma la sto-
      ria dimostra che è imperativo che il suo controllo sia omogeneo, altrimenti risulta
      solo  fonte  di  contrasti e di  lotte.  Il  confronto continuo in  questa area fra  Grecia
      e Turchia, coll'annesso problema di  Cipro, potrebbe essere credibilmente risolto
      solo in chiave europea,  qualora Ankara entrasse a pieno titolo nell'Unione Euro-
      pea:  molto  dipenderà  dall'indirizzo  della  nuova  politica  turca  che  potrebbe  al-
      lontanarsi  dall'Europa  - per  privilegiare  nuovi  rapporti  e  collaborazione  con
      paesi  islamici.
          Il tratto di mare compreso fra la Sicilia e la Tunisia, delimitato a ovest dalla
      congiungente Bona-Trapani e a est da quella Tripoli-Siracusa, corrisponde geologi-
      camente alla giunzione fra la Sicilia e l'Africa. È per questo che i suoi fondali sono
      bassi e perciò pescosi, ed è punteggiato da piccole isole, parte raccolte sotto la co-
      sta siciliana, altre sotto quella Tunisina, altre ancora in mare aperto come Malta,
      Pantelleria, Lampedusa, linosa, Gozo. Quest'area ha sempre avuto una fondamentale
      importanza strategica: non solo perché costituisce un ponte fra l'Europa e l'Africa,
      ma sopra tutto per il fatto che il suo controllo consente di compartimentare l'intero
      bacino in due settori ben netti: il Mediterraneo occidentale e quello orientale. Que-
      sta zona di mare ha un'importanza essenziale perché consente, attraverso di esso,
      di  congiungere i  "passi"  di  Gibilterra e Suez e il  punto obbligato è il Canale di
      Sicilia. Chi controlla questo può intercettare, interrompere o disturbare tutto il traffico
      da est a  ovest e viceversa.  L'isola  di  Malta  ha  una  posizione centrale rispetto  al
      Canale di Sicilia e all'intero bacino, ma per le sue limitate dimensioni non è suffi-
      ciente ad assicurarne il  controllo, però è sufficiente a  negarlo a  chi  possiede solo
      una delle due sponde continentali. Malta è oggi indipendente e neutra e ha un ac-
      cordo di sicurezza militare coll'Italia, ma questo, agli effetti strategici, non signifi-
      ca molto. Il controllo del Canale di Sicilia e del Mediterraneo centrale appare un
      compito esclusivo  dell'Italia, che oggigiorno  e per il prevedibile futuro  potrebbe
      risultare anche agevole se  non fosse  per le incertezze e le  instabilità che regnano
      e  continueranno a  regnare sulla  sponda opposta  mediterranea  - anche  se  paesi
      dirimpettai risultano partners commerciali di prima grandezza-, da dove è facile
      insidiare le  comunicazioni  marittime con  azioni  di  guerriglia  navale,  sopratutto
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