Page 359 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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ATTUALITÀ POLITICA E STRATEGIA DEL POTERE MARITTIMO NEL MEDITERRANEO 345
Un a riflessione più generale porta a rilevare che il Mediterraneo era anche
prima un bacino affollato di nazioni rivierasche e i contrasti certo già non manca-
vano: ora il numero è aumentato coll'apparizione di nuove entità sorte dalla di-
sgregazione di architetture precedenti: si pensi alla nazionalista Croazia che si è
affacciata su un lungo e importante tratto dell'Adriatico tra i più limitati affacci
marini della Slovenia e della Serbia-Montenegro, fatto che nel tempo potrebbe an-
che arrivare a riproporre una qualche nuova questione adriatica. Si pensi all'U-
craina, sul Mar Nero, che in avvenire potrebbe vantare un eventuale interesse per
una presenza mediterranea più di quanto non potrebbe farlo la nuova Russia e
forse in concorrenza con questa.
Annesso all'Adriatico è il Mare Jonio che se poco può rappresentare dal pun-
to di vista economico, molto significa invece da quello strategico offrendo ampio
spazio di manovra per coprire o prendere di fianco, a seconda dei casi, le rotte
che congiungono Suez e Gibilterra, nonché quelle che provengono dall'Egeo e dal
Mar Nero. La posizione delle isole jonie è fondamentale per il suo controllo a fron-
te dell'unica vera base navale presente in questo mare, che è quella di Taranto,
che non a caso è divenuta la base principale della Marina italiana.
Coll'esclusione delle repubbliche della vecchia Jugoslavia - fra cui dovrebbe
fare eccezione la Slovenia -, dell'Albania e, per il momento anche della Turchia,
tutti gli altri Paesi che si affacciano da Nord sul Mediterraneo appartengono alla
Unione Europea che costituisce di per sé, una nuova regione geopolitica. Il noccio-
lo duro dell'Unione è situato certamente nell'Europa centro-occidentale e questo,
dalla riunificazione tedesca in poi, implica una visione di prospettiva geopolitica
e strategica, specie da parte della Germania, diversa da quella dei Paesi riviera-
schi. Gli interessi mitteleuropei si sono sempre rivolti verso la penisola balcanica fi-
no a giungere alla Turchia e perfino a Damasco e oltre. Poiché l'Unione Europea,
anche godendo già di un elevato grado di cooperazione e di integrazione economi-
ca, non ha ancora una politica estera e una politica militare comuni, pur essendo
queste degli auspicati prossimi obiettivi, ne consegue che l'interesse verso i Paesi
balcanici e del Levante viene perseguito spesso non secondo indirizzi e scelte unita-
rie, bensì ancora secondo calcoli nazionali.
Dopo la fine della Guerra Fredda, la Germania è penetrata in profondità nel-
l'Europa orientale e balcanica, appoggiando anche il disfacimento della repubblica
Federativa di Jugoslavia e la costituzione di repubbliche indipendenti, specie di
quelle di Croazia e di Slovenia. Ragioni di ordine storico, quale l'antica apparte-
nenza all'Impero asburgico, ma anche di ordine geografico, economico e strategico
attragono i Paesi della delicata regione balcanica verso il Centro Europa, verso
Vienna e Berlino. E l'Austria e la Germania non sono insensibili a questi richiami,
che facilitano la penetrazione sino alla Turchia, che è stata a lungo nell'orbita tede-
sca e che appare ora tornarvi, sino al Levante mediterraneo e al Medio Oriente.
Non solo vi è quindi nella Germania una geopolitica est-europea e balcanica, ma

