Page 366 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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cominciò a ttsare del mare, la grande lezione della storia è stata che quando il nemico ha
scelto la strategia continentale è stato alla fine sconfitto ... La seconda guerra mondiale fit fon-
damentalmente tma lotta per il controllo dei maggiori mari e oceani e per il co11tt·o/lo delle
linee marittime di comunicazione e fino a quando noi non vincemmo qttesta lotta non potemmo
realizzare i nostri piani per vincere la guerra.
Ma dietro a un'affermazione del genere quali altri coinvolgimenti di capacità,
risorse e interessi ci sono per arrivare a costruire un Potere Marittimo che è un
principio politico-strategico globale? Negli anni Sessanta l'ammiraglio C. W. Ni-
mitz e il professar E.B. Potter aggiornarono la definizione del sea power sulla base
delle esperienze di una guerra mondiale e di circa un quindicennio di Guerra Fredda,
periodo caratterizzato anche dall'avvento di una rivoluzione tecnologica rappre-
sentata in primo luogo dallo sviluppo dell'energia nucleare e della missilistica. Essi
stabilirono che: Il termine di potere marittimo coinvolge tutti quegli elementi che rendono
possibile a una Nazione di proiettare la sua forza militare in direzione del mare e di proiettar-
la e mantener/a quindi al di là dei mari. Gli elementi del potere marittimo non sono solo
limitati ai mezzi, quali le navi da combattimento, le armi, il personale addestrato, ma inclu-
dono le infrastruttttre costiere, le basi ben situate, il commercio marittimo e 1111 vantaggioso
allineamento internazionale. La capacità di una Nazione di esercitare il potere marittimo
dipende inoltre dal carattere e dal mtmero della sua popolazione, dalla qttalità del srto gover-
no, dal buono stato di salute della sua economia, dalla sua efficienza industriale, dallo svi-
lttppo delle comunicazioni interne, dalla qualità e dal numero dei sttoi porti, dall'estensione
delle sue coste, dalla sua collocazione geografica rispetto alle linee marittime di comunicazione.
Il contenuto della definizione mantiene la sua validità anche se dobbiamo te-
nere presente che ogni dottrina nasce in un determinato contesto storico. Oggigior-
no si è arrivati a identificare l'espressione del Potere Marittimo con l'intero
sistema-Paese. Comunque il problema risiede nel verificarne di volta in volta, la vali-
dità e l'adattabilità, evitando di farne un dogma. Mutano infatti gli usi del mare,
il grado di dominio che vi si può esercitare, la capacità e le modalità di negarlo
all'avversario, l'influenza dei neutri e via dicendo. Mutano cioè le modalità di eser-
cizio del Potere Marittimo.
Nell'attUalità, e non solo nel Mediterraneo, l'esercizio militare del Potere Ma-
rittimo vede un peso prevalente della capacità di proiezio~e, se non di potenza, certo
di forza, dal mare e attraverso questo. È forse diminuito invece il valore .della capa-
cità di controllo del mare, anche se esso rimane basilare per potere esercitare la proie-
zione di forza, mentre assume un nuovo rilievo l'esercizio della negazione delle acque,
specie oltremare, nel quadro della strategia Forward ... from the sea. Ci sono però al-
cune altre brevi osservazioni da fare. Una prima, derivata dall'attuale situazione
internazionale, è questa: i nuovi orientamenti giuridici sull'uso del mare tendono
a limitare la tradizionale libertà di navigazione in alto mare, retaggio di un diritto
imposto dalle potenze dominanti di un tempo. Ne deriva perciò che le navi da
guerra e mercantili restano libere di percorrere le acque non territoriali, sottopo-
nendosi però alle eventuali limitazioni che i singoli Stati sono legittimati a imporre

