Page 145 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                Roma poteva tentare in quel momento. Ma c'era poco da salvare, anche se il
                governo italiano, coadiuvato con molto impegno dalla "Commissione per la
                tutela  degli  interessi  italiani  nel  Dodecaneso"  presieduta  dall'ing.  Antonio
                Macchi, cercò di avviare qualche azione di salvaguardia. Non erano i tempi;
                l'esodo  degli  italiani,  prima  coattivo  per  motivi  politici,  poi  determinato
                soprattutto dalle condizioni generali di vita, divenne in breve tempo totale. ( 31 )



                                               NOTE
                     (l) A. J.  Marder, From  the Dreadnought to  Scapa  Flow.  The Royal Navy in  the Fisher Era,
                vol.  l, The road to war, London, Oxford University Press,  1961, p. 272-95;
                     M.  Gabriele e G. Friz, La politica navale italiana dal1885 al 1915, Roma,  Ufficio  Storico
                della Marina Militare,  1982, p. 203-07.
                     (2)  G. André, L'Italia e il Mediterraneo alla vigilia della prima guerra mondiale. l  tentativi di
                intesa mediterranea  (1911-1914), Milano, Giuffré, 1967, p.  142.
                     (3)  Nel quadro politico delineato dai  promemoria Crowe  (Foreign Offìce)  del  30 aprile c
                deii'S maggio 1912, si  inserì la memoria "Occupazione italiana delle isole egee e suoi effètti sulla
                politica navale", redatta dal contrammiraglio Troubridge, capo del War Staff dell'Ammiragliato e
                trasmessa al Foreign Office il  20 giugno; vedi  una traduzione del  noto documento in  Gabriele e
                Friz, cit., p.  191-92.
                     (4)  A tale decisione contribuì anche il  fatto che al  Comitato fu  presentato come probabile,
                in caso di guerra, un attacco italiano a Malta di sbarcarvi per impadronirsene, Ibidem, p.  206-10.
                     (5)  Ibidem, p.  221-26.
                     (6)  F.  Malgeri,  La gue11·a  libica,  Roma,  Ed.  Storia  e  Letteratura,  1970,  p.  373.  I  due  più
                importanti comandanti della resistenza turca, Aziz Bey, in Tripolitania ed Enver Bey in Cirenaica,
                rimasero nelle loro zone di operazione e quando, tra la fine del  1912  e la metà del  1913, dovette-
                ro partire, lasciarono le armi dell'esercito turco agli arabi che conducevano la guerriglia contro gli
                italiani. Nelle isole egee la popolazione ellenica era favorevole all'enosis con Atene, tanto che il  17
                giugno  1912  alcuni esponenti  locali  si  avventurarono a  proclamare lo  "Stato egeo", che avrebbe
                implicato l'indipendenza delle  isole.  Ma sopra  ogni cosa  era paventato il  ritorno  dei  turchi,  dai
                quali si  temevano "rappresaglie terribili". Sulla stampa turca, in effetti, vi  era stato qualche accen-
                no  a  rappresaglie  contro  la  popolazione  greca  in  caso  di  rioccupazione.  Il  generale  Ameglio
                comandante del Corpo italiano di occupazione, smobilitò lo  "Stato egeo" e procedette ad arresti,
                ma  promise  che  l'Italia  non  avrebbe  abbandonato  gli  isolani  alla  vendetta  turca.  L'art.  4  del
                Trattate di  Ouchy previde infatti esplicitamente "piena ed  intera amnistia agli abitanti delle isole
                del  Mare Egeo soggette alla  sovranità ottomana, i quali abbiano preso parte alle ostilità o che  si
                siano compromessi in occasione di  esse, fàtta  eccezione per i reati di  diritto comune".
                     Vedi R.  Sertoli-Salis, Le isole italiane dell'Egeo dall'occupazione alla sovranità,  Roma, Regio
                Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano 1939, p. 47-69; S. L. Speronis, Impen'alism and Greek
                Nationalism,  1911-1947, Tesi di dottorato nell'Università del Michigan, 1956, ediz. roneata, p. 55.
                     (7) La popolazione insorse durante la prima guerra balcanica e cacciò i turchi ( 13-14 marzo
                1913), dopo che i greci, tra il dicembre e il gennaio precedenti, avevano occupate Coo ed altre isole;
                la  sorte di Castelrosso fu  motivo di  discordia e di  tensione tra l'Italia e la  Grecia, che l'aveva ripe-
                tutamente  richiesta.  L'isola  passò  dall'occupazione  francese  all'Italia  il  l  0  marzo  1921.  Sertoli-
                Salis, cit., p.  101-03, 247-48, 270.
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