Page 257 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 257

246                                                       MARCOCUZZI

                allora io rispondo:  ma,  con  la formula che noi vi proponiamo,  l'Italia consacra
                questo punto:  che  il Trattato,  nei confronti di  tutte  o di  una sola  delle grandi
                Potenze, entra in vigore o no, se la situazione diplomatica cambia in pieno accor-
                do  coi  Quattro.  Noi  appunto  in  questo  modo  ci  leghiamo  definitivamente  le
                mani, diciamo cioè una volta per tutte: questo trattato o marcia con tutti o non
                marcia con nessuno". ( 74 )
                    Il  successivo intervento conclusivo di De Gasperi fu  diretto anzitutto a
                ridimensionare la  natura stessa del Trattato: esso non era altro che un com-
                promesso tra le quattro Potenze, che avrebbe permesso all'Italia di "evitare il
                peggio".  Riprendendo  una  tesi  già  espressa  dal  suo  collega  di  partito
                Adonnino, il  Presidente del Consiglio rammentò che i trattati di pace erano
                degli  atti  che  in  primo  luogo  venivano  redatti  per  salvaguardare  il  vinto.
                Senza un Trattato, il Paese vinto sarebbe stato alla completa mercé della sma-
                nia di rivincita dei vincitori. I.:Italia doveva quindi ratificare il Trattato: nes-
                sun rinvio né sospensione avrebbe potuto essere accettato. "Noi siamo contra-
                ri a rinvii e sospensioni, perché un simile atteggiamento ci attirerebbe il sospetto
                di non essere leali e di voler mercanteggiare con  uno dei Quattro,  o con due dei
                Quattro e accrescerebbe il turbamento in quest'ora così fluida,  che noi speriamo
                venga  tra  poco superata". ( 75 ) Inoltre,  un rinvio avrebbe rischiato di  compro-
                mettere le  concessioni assicurate e di  riaprire le  vertenze territoriali ed ine-
                renti  ai  pagamenti.  De  Gasperi  non  risparmiò  di  criticare  l'atteggiamento
                socialista, ricordando le posizioni del Nenni Ministro degli Esteri fàvorevole
                alla  ratifica.  Circa  Togliatti,  il  Presidente  del  Consiglio  lo  paragonò  ad
                Einaudi:  il  primo, esponente di  un partito progressista, appariva con le  sue
                perplessità e le sue titubanze rivolto al passato ed a questioni di minuta poli-
                tica  di  schieramento;  il  secondo,  definito  dagli  avversari  "reazionario",  in
                realtà totalmente proiettato verso un futuro di integrazione e collaborazione
                tra le Nazioni europee. A conclusione della sua replica De Gasperi fece  rife-
                rimento al  discorso di  Orlando: "[;Italia,  onorevole Orlando,  non è in ginoc-
                chio,  non è prona: è in piedi. Ratificherà il trattato come è previsto dall'articolo
                90:  cioè prenderà atto del trattato imposto e lo  eseguirà lealmente entro i limiti
                della sua possibilità; ma di questo Trattato,  essa proclama, dinanzi a Dio,  mode-
                ratore di tutte le cose,  e dinanzi agli uomini, che non assume nessuna correspon-
                sabilità,  né per gli effetti che avrà in  Italia,  né per gli effetti che avrà nella rico-
                struzione del mondo". ( 76 )
                    Dopo  l'intervento  del  rclatore  di  maggioranza  Granchi,  si  passò  alle
                operazioni di  voto.  Gli ordini del giorno favorevoli  alla  ratifica  (generica o
                subordinata  all'applicazione  dell'enunciato  dell'articolo  90)  furono  fàtti
   252   253   254   255   256   257   258   259   260   261   262