Page 257 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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allora io rispondo: ma, con la formula che noi vi proponiamo, l'Italia consacra
questo punto: che il Trattato, nei confronti di tutte o di una sola delle grandi
Potenze, entra in vigore o no, se la situazione diplomatica cambia in pieno accor-
do coi Quattro. Noi appunto in questo modo ci leghiamo definitivamente le
mani, diciamo cioè una volta per tutte: questo trattato o marcia con tutti o non
marcia con nessuno". ( 74 )
Il successivo intervento conclusivo di De Gasperi fu diretto anzitutto a
ridimensionare la natura stessa del Trattato: esso non era altro che un com-
promesso tra le quattro Potenze, che avrebbe permesso all'Italia di "evitare il
peggio". Riprendendo una tesi già espressa dal suo collega di partito
Adonnino, il Presidente del Consiglio rammentò che i trattati di pace erano
degli atti che in primo luogo venivano redatti per salvaguardare il vinto.
Senza un Trattato, il Paese vinto sarebbe stato alla completa mercé della sma-
nia di rivincita dei vincitori. I.:Italia doveva quindi ratificare il Trattato: nes-
sun rinvio né sospensione avrebbe potuto essere accettato. "Noi siamo contra-
ri a rinvii e sospensioni, perché un simile atteggiamento ci attirerebbe il sospetto
di non essere leali e di voler mercanteggiare con uno dei Quattro, o con due dei
Quattro e accrescerebbe il turbamento in quest'ora così fluida, che noi speriamo
venga tra poco superata". ( 75 ) Inoltre, un rinvio avrebbe rischiato di compro-
mettere le concessioni assicurate e di riaprire le vertenze territoriali ed ine-
renti ai pagamenti. De Gasperi non risparmiò di criticare l'atteggiamento
socialista, ricordando le posizioni del Nenni Ministro degli Esteri fàvorevole
alla ratifica. Circa Togliatti, il Presidente del Consiglio lo paragonò ad
Einaudi: il primo, esponente di un partito progressista, appariva con le sue
perplessità e le sue titubanze rivolto al passato ed a questioni di minuta poli-
tica di schieramento; il secondo, definito dagli avversari "reazionario", in
realtà totalmente proiettato verso un futuro di integrazione e collaborazione
tra le Nazioni europee. A conclusione della sua replica De Gasperi fece rife-
rimento al discorso di Orlando: "[;Italia, onorevole Orlando, non è in ginoc-
chio, non è prona: è in piedi. Ratificherà il trattato come è previsto dall'articolo
90: cioè prenderà atto del trattato imposto e lo eseguirà lealmente entro i limiti
della sua possibilità; ma di questo Trattato, essa proclama, dinanzi a Dio, mode-
ratore di tutte le cose, e dinanzi agli uomini, che non assume nessuna correspon-
sabilità, né per gli effetti che avrà in Italia, né per gli effetti che avrà nella rico-
struzione del mondo". ( 76 )
Dopo l'intervento del rclatore di maggioranza Granchi, si passò alle
operazioni di voto. Gli ordini del giorno favorevoli alla ratifica (generica o
subordinata all'applicazione dell'enunciato dell'articolo 90) furono fàtti

