Page 255 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                l'orientamento era quello di aggregarsi allo schieramento occidentale: la fret-
                ta  del  Governo  di  giungere  alla  discussione  ne  era  una  prova  evidente.
                Cadesione al Piano Marshall, il  quale per Nenni avrebbe potuto essere letto
                come  la  versione  economica  della  dottrina Truman,  era  stata  salutata  con
                un'euforia  quasi  colpevole:  "C'è una  rottura,  c'è una lacerazione in  Europa.
                Dire in queste condizioni che a Parigi è nata una grande speranza, è contrario alla
                verità delle cose.  La Conferenza di Parigi è stata la più grave delusione dalla fine
                della  guerra  ad oggi".  < 68 )  Anche  Nenni  indicò  alcune  direttive  sulle  quali
                avrebbe  dovuto  articolarsi  la  politica  governativa:  utilizzazione  dci  prestiti
                occidentali  per favorire  l'esportazione verso  i Paesi  orientali, opposizione a
                qualsiasi  limitazione  della  produzione  meccanica,  siderurgica  c  tessile
                nazionale, inserimento italiano nel piano di valorizzazione dell'Africa,  pre-
                senza dell'Italia nel piano di distribuzione del carbone della Ruhr per evita-
                re di dipendere dal più caro carbone statunitense. Il  dirigente socialista con-
                cluse il suo intervento sottolineando l'esigenza di una politica estera neutra-
                le  ed  equidistante.  Circa  la  ratifica,  Nenni  si  discostò  dalla  posizione,  più
                sfumata e possibilista, di Togliatti: "Saremmo grati al Governo se accettasse la
                sospensiva.  Ma se il Governo non l'accettasse, gli lasceremo allora la  responsabi-
                lità di una decisione che, presa in un momento propizio, poteva e potrebbe unire
                tutti gli italiani nella coscienza della ingiustizia patita e nella volontà della rina-
                scita; ma che,  presa oggi,  ci divide all'interno e ci rende sospetti all'estero". < 69 !
                    Nonostante le drastiche requisitorie di Togliatti e Nenni, il confronto sui
                tempi di ratifica sembrava stesse giungendo ad una soluzione: sia il P.C.I. che
                il  P.S.I.  avevano in sostanza dichiarato di accettare il disegno di legge propo-
                sto dal  Governo, alla  condizione che permanesse la  subordinazione all'ap-
                plicazione  dell'enunciato  dell'articolo  90.  Tuttavia  la  situazione  si  sarebbe
                nuovamente complicata nel tardo pomeriggio del 30 luglio, poco dopo l'in-
                tervento di Nenni. Orlando ripropose,  sulla fàlsariga  di  Corbino, la  tesi  del
                rinvio sottoponendo all'Assemblea un ordine del giorno del tenore che segue:
                L'Assemblea Costituente,  non essendo ancora il trattato diventato esecutz"vo per il
                difetto delle condizioni richieste dall'articolo  90,  delibera di rinviare l'approva-
                zione del disegno di legge.
                    Nel  suo  lungo  intervento  (durato  più  di  due  ore)  l'ex  Presidente  del
                Consiglio scagliò un attacco frontale al Governo in carica ed ai suoi predeces-
                sori, rei di avere condotto una politica rinunciataria verso gli Alleati, al punto
                che i ministri italiani apparivano per Orlando come "uffici subordinati" delle
                altre Potenze. La volontà di ratifica del Governo rientrava in quella politica di
                resa  incondizionata. L "uomo di Vittorio Veneto"  illustrò  quindi le  iniquità
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