Page 251 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 251
240 MARCOCUZZI
suggestivo discorso in una dimensione futura di più ampio respiro: "Se noi
non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell'Europa d'oggt~
smarrita ed incerta sulla via da percorrere, noi siamo perduti e con noi è perduta
l'Europa. Esiste, in questo nostro vecchio continente, un vuoto ideale spaventoso.
Quella bomba atomica, di cui tanto paventiamo, vive, purtroppo in ognuno di
noi. Non della bomba atomica dobbiamo sovratutto aver timore, ma delle forze
malvage le quali ne scatenarono l'uso. A questo scatenamento noi dobbiamo
opporci; e la sola via d'azione che si apre dinnanzi è la predicazione della buona
novella. Quale sia questa buona novella sappiamo: è l'idea di libertà contro la
forza bruta. L Europa che l'Italia auspica, per la cui attuazione essa deve lottare,
non è un'Europa chiusa contro nessuno, è un'Europa aperta a tutti, un'Europa
nella quale gli uomini possano liberamente far valere i loro contrastanti ideali e
nella quale le maggt"oranze rispettino le minoranze e ne promuovano esse mede-
sime i fini, sino all'estremo limite in cui essi sono compatibili con la persistenza
dell'intera comunità. Alla creazione di quest'Europa, l'Italia deve essere pronta a
fare sacrificio di una parte della sua sovranità". < 54 >
Gli interventi che sulla falsariga delle tesi di Croce si schierarono fiera-
mente contro qualsiasi ratifica provenirono soprattutto dai settori di destra e
di estrema destra.
Il qualunquista Russo Perez non ravvisò alcun motivo per ratificare:
nessun accordo commerciale, tranne quello con la Gran Bretagna, era subor-
dinato alla ratifica; nell'ONO (ironicamente definito dal deputato "paradi-
so" e "regno delle fate") un'Italia che avesse ratificato il diktat vi sarebbe
entrata come "l'ultima delle Potenze"; la presenza dell'Italia nel piano
Marshall non era secondo Russo Perez una concessione degli Alleati ma un
atto di reciproco interesse. "Il mondo è diventato troppo piccolo" disse il depu-
tato qualunquista "e, se noi abbiamo bisogno degli altri, è altrettanto vero che
gli altri hanno bisogno di noi". < 55 ) Il monarchico Benedettini non risparmiò
sarcastici commenti a Sforza, paragonato ad un Candide "inebriato di un
astratto europeismo"; < 56 ) la "fretta" di Sforza di ratificare immediatamente
non era motivata in alcun modo e, se i motivi ci fossero stati, il Governo
avrebbe dovuto convocare una seduta segreta dell'Assemblea per illustrarli.
Tuttavia Benedettini non credeva alla fondatezza delle iniziali tesi governa-
tive. "Se ratificare o non ratificare è la stessa cosa" concluse il leader monarchico
"perché la condanna è ormai pronunciata e a noi non resta che scontar/a, ebbene,
perché subire questa umiliazione, perché commettere, proprio noz~ rappresentan-
ti del popolo, ciò che il popolo italiano da noi rappresentato, non commetterebbe
mai?". La conclusione di Benedettini fu lapidaria: "Non un motivo di quelli

