Page 247 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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Pace avrebbe dovuto distinguere con maggiore vigore e convinzione tra l'ag-
gressione fascista e l'impegno antifascista. Inoltre, avevano gli Alleati i titoli
per porsi così disinvoltamente sui banchi della giuria? L'ex Ministro del-
l'Aviazione, Gasparotto, non ebbe dubbi nel negare questo diritto alle
Potenze vincitrici: "Quando il popolo italiano era incatenato ad un regime di
forza, vifurono liberi Paesi che mandarono in Italia ambascerie generose di elogi
al 'duce' predestinato alla nostra fortuna e invece solo dal destino alla nostra
suprema rovina". ( 39 ) Il qualunquista Cicerone spostò l'attenzione sul presen-
te, e sottolineò come le Potenze vincitrici stavano compiendo contestual-
mente alla ratifica di un trattato che condannava il fascismo e l'imperialismo,
atti fascisti di reazione al comunismo (l'inizio della "caccia alle streghe"
negli Stati Uniti) cd imperialisti (la politica francese in Indocina, quella
olandese a Sumatra e quella britannica in Palestina). ( 40 ) Ancora più
approfondito fu Nitti, che ricostruì con perizia documentata le simpatie ed i
favori che il Regime fascista aveva incontrato all'estero e che egli aveva anno-
tato nel suo peregrinare da esule. Prima dello scoppio della guerra, ovunque,
in Francia, Gran Bretagna, Svizzera, Stati Uniti, la politica di Mussolini
aveva trovato consenso ed approvazione non solo tra l'opinione pubblica ma
persino nelle più alte sfere della politica, della finanza e financo in alcuni cir-
coli socialisti e massonici: "Vi affermo dunque" dichiarò l'ex Presidente del
Consiglio "che la responsabilità del fascismo non è solo italiana, ma è divisa in
larga misura fra i grandi dominatori, e soprattutto da quei Paesi come
l'Inghilterra, l'America e la Francia, che ora più ci rimproverano di aver seguito
il fascismo". ( 4 l) Nitti inoltre rammentò all'Assemblea che la guerra del 1939
ebbe origini che solo in parte bisognava fare risalire all'aggressività fascista,
estendendo le responsabilità alle Potenze occidentali ed a quella Società delle
Nazioni definita dall'esponente liberale come una "borsa dei valori dei vinci-
tori" e "covo di tutti gli intrighi e di tutti i grandi affari". ( 42 )
Il dibattito all'Assemblea Costituente, nelle parti inerenti al giudizio
complessivo e specifico sul trattato ed alla ricostruzione storica degli eventi
che avevano portato alla firma del l O febbraio, risultò quindi, salvo alcune
eccezioni, sostanzialmente unitario.
Il secondo livello del dibattito vide il confronto tra le tesi del Governo e
lo schieramento contrario alla ratifica.
La posizione governativa fu illustrata nella relazione introduttiva dal
Ministro Sforza. Il Trattato, per Sforza, rappresentava un mezzo attraverso il
quale l'Italia sarebbe stata riammcssa a pieno titolo nel concerto internazio-
nale. Una sorta di prezzo caro e doloroso da pagare per impedire l'isolamento

