Page 242 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L·\ RATIFICA DEL TRAITATO DI PACE 231
Articolo unico - Il Governo della Repubblica è autorizzato a ratificare il trattato
di pace fra le Potenze alleate e associate e l'Italia, firmato a Parigi il l O febbraio
1947, dopo che esso sarà divenuto esecutivo a norma dell'articolo 90.
Nenni definì la svolta di De Gasperi un "colpo di scena", ( ) il P.C.I. si
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rallegrò per quella che indicò una vera e propria "ritirata" del Presidente del
Consiglio: "/!,Onorevole De Gasperi, dopo aver tanto lottato per ottenere l'im-
mediata ratifica ed aver messo in opera a questo scopo, influenza e pressioni stra-
m'ere, ha finito oggi per compiere una precisa ritirata: meglio sarebbe dire una
capitolazione difronte all'opposizione, che aveva influenzato alcuni strati del suo
stesso partito". ( 21 )
Il difficile iter della ratifica tuttavia non era ancora concluso. Le sinistre
si interrogavano retoricamente sui motivi della fretta del Governo: lo stesso
repentino cambiamento di De Gasperi, al di là dei rallegramenti socialco-
munisti, stava ad indicare che la ratifica doveva essere approvata al più pre-
sto prescindendo dal dilemma se eseguirla immediatamente o meno, quasi
fosse imposta dalle Potenze occidentali. Apparentemente risolta la questione
di merito, si trattava di impedire il "disegno" del Governo escogitando osta-
coli formali e procedurali, e per farlo erano necessari appoggi che andassero
oltre gli schieramenti ideologici. Il sostegno (fino ad un certo punto inaspet-
tato) alle tesi socialcomuniste giunse dai settori moderati e di destra
dell'Assemblea Costituente, contrari a qualsiasi ratifica, e da chi riteneva
necessaria un'interruzione dei lavori parlamentari sia per motivi di ordine
giuridico (l'Assemblea era in prorogatio da giugno) sia più prosaicamente per
l'avvicinarsi delle ferie estive. Vi era inoltre chi utilizzava gli stessi argomen-
ti evocati da De Gasperi in febbraio, e cioè il lasso di tempo necessario tra
firma e ratifica per aprire la trattativa di revisione come giustificazione di un
rinvio della discussione.
Si formò di conseguenza un ampio schieramento favorevole ad un rin-
vio, sine die o per lo meno fino a settembre, del dibattito sull'approvazione
della ratifica. Leterogeneo "fronte del rinvio" si delineò già il 22 luglio, nel
corso della riunione dei presidenti dei gruppi parlamentari. Il 23 luglio,
quando il Presidente Terracini pose in votazione l'ordine del giorno del
Governo per il giorno dopo, inerente al disegno di legge che autorizzava il
Governo a ratificare il Trattato di Pace, i sostenitori del rinvio palesarono
definitivamente le loro posizioni.
Vittorio Emanuele Orlando intervenne immediatamente dopo De
Gasperi, proponendo di rinviare la discussione per lo meno a settembre, dati
sia i temi assai complessi che tale discussione sottointendeva sia i tempi
alquanto ristretti prima delle ferie estive ("è una questione di pura tecnica

