Page 244 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA RATIFICA DEL TR'\"ITATO DI PACE 233
voti socialcomunisti, azionisti, qualunquisti, monarchici, dei resti della
Democrazia del Lavoro e di settori liberali indipendenti (Nitti, Labriola).
Definite le alleanze e le posizioni, gli schieramenti erano pronti per il con-
fronto finale.
Il dibattito per la ratifica del Trattato di Parigi, tenutosi all'Assemblea
Costituente dal 24 al 31 luglio 1947, ebbe tre percorsi paralleli che furono
affrontati dalla quasi totalità degli interventi e delle dichiarazioni dei rap-
presentanti delle forze politiche presenti nell'organo legislativo provvisorio
della neonata Repubblica.
In primo luogo, i deputati affrontarono argomenti inerenti al contenuto
del trattato o comunque ad esso direttamente collegabili; l'analisi del docu-
mento di Parigi fu l'occasione quindi per ripercorrere la storia italiana degli
ultimi venticinque anni, con riferimento particolare alle cause del conflitto
(e quindi alle origini del Regime che dell'entrata del Paese in quel conflitto
era stato il propugnatore), all'evoluzione politico-militare dopo gli armistizi
ed ai rapporti con le altre Potenze.
Entrati nel merito dell'ordine del giorno, gli esponenti politici si con-
frontarono sulla ratifica e si distinsero tra una maggioranza favorevole ed
una minoranza per lo più concentrata nei settori di destra e di estrema destra
fieramente contraria.
Tuttavia il parallelo dibattito sul momento più adatto per ratificare la
firma del IO febbraio, e quindi sull'eventuale rinvio della discussione, fece
definitivamente apparire un aspetto nuovo, intimamente legato alla situa-
zione politica interna ed ai riflessi che lo scenario internazionale in via di for-
mazione stava esercitando su di essa: i nuovi rapporti di forza, la creazione
di una maggioranza politica di centro e di un'opposizione di sinistra, l'ap-
prossimarsi delle elezioni politiche e la formazione di due blocchi interna-
zionali contrapposti con le conseguenti scelte di campo italiane rappresenta-
rono il "convitato di pietra" del dibattito. In un primo tempo evocato impli-
citamente e quindi esplicitamente ammesso, il futuro schieramento
dell'Italia rappresentò il principale argomento di confronto tra le forze par-
lamentari.
La condanna del trattato da parte dell'Assemblea fu pressoché unanime,
come ebbero a rilevare Jacini e il Ministro Sforza nella sua replica. Molti
interventi parlarono espressamente di "diktat" anziché di Trattato: esso era
una pace di Brenno ricordava il " vae victis di gallica memoria" , oppure il
trattamento riservato da Giulio Cesare a Vercingetorige dopo Alesia; era un
"capolavoro d'ipocrisia" e un "documento infame" una sorta di sentenza e
una "solenne ingiustizia" si trattava di un atto offensivo contro tutti coloro

