Page 239 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                 scenario politico italiano furono  immediate. Il 31  maggio si  era costituito il
                 quarto gabinetto De Gasperi, un monocolore democristiano con la presenza
                 di  indipendenti  di  area  repubblicana  e  liberale  che  aveva  ottenuto almeno
                 temporaneamente l'appoggio esterno delle destre. Il clima politico si aggravò,
                 investendo anche la questione della ratifica del Trattato.
                     De Gasperi riteneva che una ratifica  immediata, prescindendo dall'an-
                 cora mancante ratifica  sovietica,  avrebbe contribuito a  semplificare sia  l'in-
                 gresso dell'Italia nelle Nazioni Unite che la partecipazione di essa all'immi-
                 nente Conferenza di Parigi per l'attuazione del Piano Marshall. Inoltre quel-
                 l'atto  avrebbe  definitivamente  concluso  il  regime  armistiziale.  Le  sinistre,
                 escluse dal Governo ed ormai schierate all;opposizione, giudicavano le posi-
                 zioni del Presidente del  Consiglio come la  prova evidente di una definitiva
                 scelta di campo: ratificare prescindendo dall'Unione Sovietica significava per
                 Togliatti e Nenni lanciare un chiaro ed inequivocabile segnale di amicizia e
                 disponibilità  alle  Potenze  occidentali.  Nella  riunione  del  Consiglio  dei
                 Ministri del  7 giugno, De Gasperi sollevò la questione della ratifica imme-
                 diata, incontrando le  opposizioni di Scelba e di altri ministri democristiani.
                 Tuttavia,  la  rapida  evoluzione  della  situazione  politica  internazionale  si
                 rifletté  altrettanto  rapidamente  sulle  decisioni  governative.  N el  successivo
                 Consiglio dei Ministri, Sforza presentò un quadro quasi drammatico in caso
                 di ulteriore rinvio della ratifica, evocando i rischi di  un lento ma inesorabile
                 slittamento dell'Italia  nella  "scia  sovietica". 0 2 )  Il  Presidente del  Consiglio,
                 preoccupato  in  quella  fase  di  non  dare  alla  ratifica  un  significato  troppo
                 "ideologico" (cosa che stava diventando l'argomento principale delle opposi-
                 zioni di sinistra), insistette maggiormente nel definire la ratifica una condi-
                 zione necessaria per l'ingresso italiano nell'GNU e per cancellare definitiva-
                 mente  "la  leggenda  del  machiavellismo  italiano,  dell'attesismo  e  del  doppio
                gioco". (! 3 ) Stavolta le posizioni di Scelba e Gonnella si affiancarono alle tesi
                 De Gasperi-Sforza.
                     Risolto  il  problema dell'unità del  Governo,  il  Presidente del  Consiglio
                 aveva  da  affrontare  altre  forme  di  opposizione  alla  sua  tesi:  l'opposizione
                 dossettiana all'interno del suo Partito, l'opposizione socialcomunista recen-
                 temente formatasi e la vecchia opposizione "radicale" delle destre.
                     Il 27 giugno Sforza presentò all'Assemblea il disegno di legge di appro-
                 vazione del Trattato di Pace firmato iliO febbraio e, come da procedura, esso
                 venne  trasmesso alla Commissione Trattati Internazionalità. (l 4 )  Il  1°  luglio
                 iniziò presso la Commissione la discussione della relazione di Sforza, defi-
                 nita da Nenni "molto discutibile".  (!)) 1:8 luglio fu  ancora Nenni a sollevare
                 in Commissione la questione che sarebbe diventata il  principale argomento
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