Page 243 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                 parlamentare"). ( 22 ) Il leader qualunquista Giannini riprese l'invito di Orlando
                 e  lo  tradusse  in  proposta  formale.  Il  Presidente  del  Consiglio  intervenne
                 prontamente,  ricordando  all'Assemblea  il  complicato iter parlamentare del
                 disegno di  legge e la conclusione del dibattito in Commissione Trattati con
                 le due relazioni Granchi e Nitti: "Il Governo" dichiarò De Gasperi "si è dato
                 premura  di tener conto  delle  ragioni esposte  dalla  minoranza,  ha  cercato  una
                 soluzione che potesse conciliare le proposte della  maggioranza con  quelle della
                 minoranza, ha creduto di trovar/e in  un  nuovo testo che ha presentato stamane
                 (. . .).  Testo che,  come vi è noto, accettando il disegno di legge della Commissione,
                 vi aggiunge che questa ratifica si dovrà fare in  base alla norma dell'articolo  90,
                 cioè quando il trattato sarà  esecutivo  in forza  delle quattro ratifiche date  dalle
                 quattro Potenze". A quel punto, la Costituente non poteva più tergiversare: la
                 discussione sulla ratifica era una necessità impellente, e non ci si poteva trin-
                 cerare dietro nessuna formalità. ( 23 ) Il dibattito proseguì con gli interventi del
                 demolaburista Cevolotto, che contestò la forma di presentazione del nuovo
                 disegno di legge, e dell'azionista Valiani, che sostenne la proposta di rinvio.
                 Togliatti  espresse  l'appoggio del  gruppo comunista alla  proposta  Orlando-
                 Giannini,  motivandola  con  la  perplessità  del  Pci  circa  la  "fretta"  del
                 Governo. Una parte dell'opinione pubblica italiana, disse il segretario comu-
                 nista, era contraria alla ratifica: "noi possiamo avere opinioni diverse da questa
                 parte dell'opinione pubblica, ma non v'è dubbio che siamo però tenutz~ come ita-
                 liani, a rispettar/a, e rispettar/a vuol dire che il giorno in cui prendiamo una deci-
                 sione contraria a quell'opinione, dobbiamo argomentarla a sufficienza". ( 24 ) Ma
                 le preoccupazioni di Togliatti, addotte a suffragio del  rinvio della discussio-
                 ne,  abbracciavano  anche  altri  aspetti:  "Si dice  che  è cambiata  la  situazione
                 internazionale.  Comprendo anche questo;  ma la  verità è che da  qualche tempo
                 vediamo la  nostra politica estera svilupparsi in modo che non ci appare giustifi-
                 cato; vediamo compiersi da parte del Governo atti di politica estera che ci appaio-
                 no affrettati e inconsiderati.  (. . .)In sostanza, in tutto ciò che si sta facendo da chi
                 dirige oggi la nostra politica estera, sentiamo una fretta in giustificata e sbagliata
                 di  inserire  l'Italia  in  una  determinata formazione  politica  internazionale  in
                                                                    25
                 modo non coerente(  .. .) con gli interessi del popolo italiano". ( ) Al termine del-
                 l'inaspettato dibattito il  vicepresidente Conti pose ai  voti per appello nomi-
                 nale la proposta Orlando-Giannini. Con 232 voti contrari contro 204 favore-
                 voli,  la  proposta  Orlando-Giannini di  rinvio  fu  respinta.  Oltre ovviamente
                 alla Democrazia Cristiana (che peraltro ebbe qualche defezione), attorno al
                 Governo si  erano stretti  socialdemocratici, repubblicani e liberali,  con l'ag-
                 giunta di alcuni voti della pattuglia demolaburista; Orlando aveva raccolto i
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